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LA STORIA

Siluro-record nel Po, multato il pescatore

di Francesco Romani
Siluro-record nel Po, multato il pescatore

Ha ributtato in acqua una specie nociva. «Pago i 50 euro, ma è una regola impossibile da rispettare»

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GUASTALLA. Dopo il record, la beffa. Il pescatore che giovedì scorso ha catturato un siluro di due metri e 67 centimetri per un peso di 127 chilogrammi – fra i più grossi mai catturati in Italia – sarà multato dalla Provincia, su segnalazione della Regione, per avere rigettato in acqua il bestione.

Le norme sulla pesca, infatti, vietano di re-immettere in acqua dopo la cattura le speci "alloctone", cioè importate, e dannose per la fauna ittica nostrana. Fra le speci, il killer maggiormente incriminato è il siluro, ai quali vanno aggiunti il pesce gatto africano, il pesce gatto americano e la tilapia.

I Ferrari hanno violato l'articolo 3, comma 9, del regolamento regionale della pesca, ma sarà sanzionato solo chi materialmente ha pescato il siluro. La multa è di 50 euro.

I gemelli Dino e Dario Ferrari, che hanno catturato questo enorme esemplare dopo una lotta durata quaranta minuti, sono diventati delle star internazionali. La notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo, poiché della straordinaria cattura si sono occupati i media internazionali. Giovedì, addirittura, Dino è stato intervistato in diretta dalla americana Cnn, che ha dedicato alla pesca cinque minuti di trasmissione.

«Con l'ausilio di un traduttore – spiega il pescatore – ho illustrato le fasi della cattura avvenuta in Po all'altezza della foce del Mincio e del Secchia».

La multa sembra una nota stonata in questa vicenda sotto i riflettori mondiali. Ma i due fratelli sapevano di violare una norma? «Certo – dice Dino – . Ma tutti i pescatori fanno così. Pagherò la multa, ma l'assurdo è che non ci sono possibilità di fare altrimenti. Come faccio a smaltire una bestia di 130 chili?».

In effetti, non esiste una rete o numeri di telefono a disposizione dei pescatori. Teoricamente, chi cattura diviene proprietario del pesce e quindi deve pagare in proprio lo smaltimento. Il costo per le carcasse animali è di circa 20 centesimi al chilo, ai quali vanno però aggiunti gli oneri di trasporto. Facilmente si superano i 2-300 euro. Sempre che nel frattempo il pesce non vada in putrefazione, diventando a quel punto rifiuto speciale e richiedendo una procedura diversa. Per assurdo, pur essendo commercializzabile, non si può nemmeno procedere alla vendita perché, in mancanza di una filiera di mantenimento di salubrità, si rischia di violare la legge 283 del 1962.

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