«Tragedia inspiegabile, era un esperto»
Parla il titolare del frantoio dove da anni lavorava Ennio Morciano, 41 anni, ucciso dal macchinario su cui stava lavorando
REGGIO EMILIA. Domande che non trovano risposta. Interrogativi angoscianti, il bisogno di sapere cosa è andato storto: perché un lavoratore esperto sia incappato in un infortunio terribile. E un’unica tragica certezza: che Ennio, purtroppo, non tornerà più a casa.
Il giorno dopo la tragedia della cava di Marzaglia Nuova, in via Gattalupa a Reggio i parenti e gli amici dell’operaio stritolato dalle macchine sono stretti al dolore della moglie Raffaella Fiore e dei tre figli, nella casa della vittima: un’appartamento all’ultimo piano di una bella palazzina vicino alle scuole e poco lontanto dal centro commerciale Quinzio. Tutti in attesa, ancora, di capire cosa è successo durante quella che avrebbe dovuto essere una normalissima giornata di lavoro. E che invece si è trasformata in una tragedia.
Nessuno ha voglia di parlare, affacendati in quella burocrazia che, anche in questi momenti di sofferenza pungente, richiede di essere sbrigata. Compreso il doloroso rito del riconoscimento del cadavere, avvenuto ieri a Modena e a cui ha dovuto assolvere la moglie stessa. Anche a casa, la famiglia attende che dalla polizia e dalla procura arrivino risposte, che li aiutino a capire cosa è successo.
Ennio Morciano aveva 41 anni. Era originario della provincia di Lecce (era nato a Scorrano) ma da almeno vent’anni si era trasferito a Reggio con la famiglia.
Era un giovane uomo che aveva esperienza di lavoro nelle cave. Prima alla Malagoli Impianti, che costruiva impianti di macinazione per i frantoi delle cave. Poi, forte della grande esperienza accumulata, aveva lavorato per un frantoio a Salvaterra di Casalgrande. E, dal 2004, era passato alle dipendenze dell’impresa Cesare Turchi di Marzaglia Nuova.
«Ennio aveva una visione d’insieme del lavoro e dei macchinari che era un tutt’uno con la sua capacità di intervenire in ogni fase della lavorazione per rimettere in moto gli impianti». A parlare è Angelo Ricchetti, direttore del frantoio teatro della tragedia. «Era una persona eccezionale. Per noi, è una grave perdita umana, oltre che professionale. Ennio – confida – era un amico prima che un dipendente. Gli davamo in pratica le chiavi dell’impianto e qui guidava tutto lui. Era troppo capace, troppo in gamba».
Per questo, la tragedia che è avvenuta lascia tutti sgomenti, increduli. Incapaci di trovare un spiegazione a un infortunio sul lavoro che ha scosso profondamente.
A chiedere di intensificare le visite nei cantieri da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dell’Ausl è, ora, la Cisl modenese che interviene con una nota dopo la tragedia alla cava. «In questo momento – sono le parole del segretario provinciale Filca-Cisl, Remo Perboni – siamo vicini ai familiari di Ennio Morciano e ai suoi colleghi di lavoro. Sorprende che un evento di questo tipo sia avvenuto in un’azienda come la Cesare Turchi Srl, un’impresa strutturata che ha sempre dimostrato impegno e serietà nella prevenzione degli infortuni». Perboni sottolinea: «Dobbiamo aumentare l’informazione e la formazione dei lavoratori, intensificare le visite nei cantieri dei rappresentanti dei lavoratori e dell’Ausl, sviluppare tutte le azioni utili a diffondere sempre più la cultura della sicurezza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
