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Chiude il Tar, 400 cause a Bologna

di Massimo Sesena
Chiude il Tar, 400 cause a Bologna

Il presidente provinciale dell’Ordine Franco Mazza è molto critico: «Già adesso il tribunale del capoluogo è lento...»

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REGGIO EMILIA. «Speriamo bene...». La prossima soppressione della sezione di Parma del Tribunale amministrativo regionale fa scappare questo primo commento all’avvocato Franco Mazza, fresco presidente provinciale dell’Ordine , che peraltro ha già espresso - per una volta in coro con i “cugini” d’oltr’Enza - la propria contrarietà al fatto che tutte le cause finora discusse a Parma passino sotto la giurisdizione dei giudici amministrativi del Tar di Bologna.

«Un passaggio di questo tipo - dice il presidente dell’Ordine di Reggio - non sarà indolore. Penso alla durata delle cause che certamente si allungherà, non foss’altro per l’inevitabile fase di rodaggio che questa operazione richiederà».

Già, perché occorrerà trasferire - anche fisicamente - tutti i fascicoli pendenti, formare ex novo i collegi, incardinare i procedimenti: «Un anno, se va bene» dice l’avvocato Mazza che sottolinea come quello dei tempi sarà il primo problema che si materializzerà: «Già adesso - sottolinea - il tribunale di Bologna, non è velocissimo...». Come a dire: figuriamoci dopo...

Non è di questo avviso ovviamente l’attuale presidente del Tar di Bologna, Michele Perelli, secondo cui la chiusura della sezione di Parma, di cui un tempo è stato anche lui presidente «è un peccato dal punto di vista storico, per la città, che è una città capitale, ma in termini organizzativi e di risparmio è forse meglio così: il personale di Parma si sommerà a quello di Bologna e l'ufficio più grande, a parità di poteri, ha più mezzi a disposizione». E poi c’è il tema dei costi. «In periodi di vacche grasse - ha detto Perelli - ci si può permettere Palazzo Pallavicini come sede, uno dei più bei palazzi d'Italia. Ma quando bisogna risparmiare bisogna gestire la giustizia in locali molto più modesti».

Sobrietà, dunque. Ma farà anche rima con rapidità? E’ una scommessa fin troppo facile, per l’avvocato Paolo Coli che al Tar di Parma ci passa giornate intere. «Anche soltanto per gli ottimi risultati che in questi anni la sezione di Parma ha raggiunto. Se parliamo di udienze cautelari (il primo passaggio, in cui si discute della sospensiva, ndr) il ricorso viene esaminato nei termini previsti dal nuovo Codice del diritto amministrativo, ovvero entro i 20-25 giorni. In genere le nuove cause vengono discusse nel lasso di tempo di un anno, se non è stata concessa alcuna sospensiva. Nel caso in cui invece la sospensiva è stata concessa, il giudizio di merito arriva in genere nell’arco di 7-8 mesi. Con questi tempi è quasi impossibile che la situazione non peggiori, unificando i due carichi». A Parma vengono discussi circa 400 ricorsi l’anno contro i 1000 di Bologna. Poi c’è l’arretrato e anche in questo caso occorre fare una somma. Ma anche in questo caso, Parma ne esce virtuosamente, «avendo smaltito molto del pregresso grazie agli strumenti inseriti nel nuovo Codice, entrato in vigore nel 2010».

massimosesena

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