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Il papa “benedice” le coop: «La vostra è una missione»

Luigi Vinceti
Il papa “benedice” le coop: «La vostra è una missione»

Un centinaio di dirigenti di Confcooperative all’udienza del sabato in sala Nervi. Il Pontefice: «Dovete essere il motore di sviluppo della parte debole delle comunità locali»

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REGGIO EMILIA. Un centinaio di dirigenti reggiani di Confcooperative – componenti del Consiglio di presidenza e del Consiglio provinciale – sono stati ricevuti sabato mattina da Papa Francesco in sala Nervi guidati dal presidente Giuseppe Alai e preceduti dall’accompagnamento di un coro che il Pontefice ha mostrato di apprezzare giudicandolo una “melodiosa cooperativa”.

C’è un analogo precedente che risale al lontano 1986 con Giovanni Paolo II ma anche Papa Francesco ha più volte manifestato apprezzamento per i valori di mutualità e solidarietà espressi dal sistema cooperativo italiano. Ed è su questi contenuti che si è soffermato il suo intervento.

“Le cooperative sfidano tutto – la sua premessa – anche la matematica, perché in cooperativa uno più uno fa tre e in cooperativa un fallimento è un mezzo fallimento”. Immediato quindi il richiamo all’origine del movimento cooperativistico, nato molte volte nell’ambito e del credito con iniziative saggiamente fondate e promosse da sacerdoti e parroci e da ciò il riconoscimento, l’apprezzamento e l’incoraggiamento della Chiesa. Lo dicono documenti importanti come la Rerum Novarum di Leone XIII e l’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI. Incoraggiamenti alla cooperazione sono venuti anche da beato Paolo VI.

“Oggi – ha proseguito Papa Francesco - vorrei volgere lo sguardo in avanti, alla vostra “missione” che richiede fantasia creativa per trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti capaci di combattere la “cultura dello scarto” coltivata dai poteri che reggono le politiche economico-finanziarie che hanno al centro il dio denaro. Occorre globalizzare la società”.

Ecco dunque la sollecitazione a portare la cooperazione su nuove frontiere di cambiamento, fino alle periferie esistenziali, facendo emergere il sistema socio-politico che ruba e soffoca le speranze incrementando rischi e minacce. Poi cinque concreti incoraggiamenti. Le cooperative debbono continuare ad essere il motore di sviluppo della parte più debole delle comunità locali sostenendo la fondazione di nuove imprese per creare possibilità di lavoro, specie per i giovani.

Inoltre debbono essere protagoniste nel creare nuove soluzioni di welfare, specie nel campo della sanità a favore delle famiglie, di bimbi, anziani, malati, persone svantaggiate: “La carità è un dono”. Nel terzo incoraggiamento ha fatto riferimento all’economia, al suo rapporto con la giustizia sociale, la dignità, il valore delle persone. “Purtroppo si continua a fare solo marketing senza uscire da circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende che hanno al centro il dio denaro”. Cooperare, dal latino, significa operare insieme e quindi vanno incoraggiate la vita delle famiglie.

Per finire con una sorprendente affermazione: per tutto questo occorre denaro e dunque le cooperative debbono investire, ma nel modo migliore. “Collaborate di più fra cooperative bancarie e imprese, organizzate le risorse per far vivere con dignità e serenità le famiglie, pagate giusti salari ai lavoratori investendo per iniziative che siano veramente necessarie”.

Poi l’ultima sollecitazione: “Le cooperative non possono rimanere chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative”. “So che state operando con altre associazioni cooperativiste: confido in voi per un’Alleanza sempre più vasta”.

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