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Maurizio Landini in politica, Reggio si divide

di Enrico Lorenzo Tidona
Maurizio Landini in politica, Reggio si divide

Il segretario della Fiom crea una coalizione sociale per affossare l’esecutivo Gazza: atteggiamento estremista, se scenderà in campo snaturerà il sindacato

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REGGIO EMILIA. Il consenso c’è già ma il partito di Maurizio Landini non nascerà. Almeno non a breve nonostante le insistenze della sinistra rossa e di qualche delegato della sua categoria, dalla quale giungono richieste di discesa in campo che non riescono però a vincere le ritrosie del segretario nazionale della Fiom, che scenderà in piazza il 28 marzo a Roma contro il governo.

Per molti saranno le prove generali per il sindacalista reggiano, uno vecchio stampo per schiettezza e lucidità di pensiero, che ha annunciato nei giorni scorsi di voler avviare una «coalizione sociale» sotto l’egida del sindacato dei metalmeccanici. I più, quindi, hanno pensato all’avvio di un’avventura politica, facendo saltare sulla sedia anche il premier Matteo Renzi, che ha cassato l’idea: «Landini sceglie la politica perché ha perso contro Marchionne».

Quando parla Landini però sono applausi, anche da Reggio, suo città natale, dove ha allevato decine di sindacalisti nelle fila della Fiom, come Valerio Bondi, presente ieri insieme al leader all’assemblea nazionale della categoria tenuta a Cervia. «L’operazione di Maurizio per noi è molto chiara e non è nata ieri - spiegaBondi - La creazione di una coalizione sociale in tutta Italia è basata su un assunto sindacale. Vuol dire rimettere insieme i pezzi e le rappresentanze di un mondo che è cambiato.

"Ci sarà chiaramente una ricaduta politica, questo è evidente, ma non si trasformerà in un partito. In Fiom ne stiamo discutendo da un anno. Maurizio ha sicuramente dalla sua una dose di consenso ma è distante anni luce dai partiti. Renzi invece dipinge un mondo che non esiste. La coalizione sarà su base locale, metterà insieme ad esempio sindacato, studenti e disoccupati per parlare del tema della casa».

Su questo progetto la distanza con la Cgil è piuttosto netta. Le tute blu che incitano Landini hanno deciso di compiere un balzo in avanti, prendendo un cartellino rosso alzato dai renziani, come Massimo Gazza, sindaco di Boretto e sodale in tutto e per tutto con il segretario del Pd. «Il s

indacato è fondamentale ma sbaglia quando vuole assumere un suo protagonismo in campo politico - avverte il sindaco - deve invece dialogare con il sistema. Non mi è dato sapere se l’idea di Landini sia propedeutica a una discesa in campo: certo è che quello assunto anche contro le politiche del governo, è un atteggiamento molto estremo anche in una logica di sindacato riformista, un cambio di rotta anche rispetto alla Cgil che conosciamo. È anche vero, però, che se non ci sarà un partito “pro Landini”, il loro rimarrà un mero esercizio di cultura e di letteratura». Landini sembra comunque determinato: nell’assemblea di ieri la Fiom ha annunciato referendum contro il Jobs act e la riscrittura con verga sindacale dello statuto dei lavoratori. «Q

ella di Landini non è una via subdola per entrare in politica - dice dalla sala dei delegati Sergio Guaitolini, segretario reggiano della Fiom - Non stiamo formando un partito. Stiamo allargando l’area sociale di opposizione al governo. Qualcuno dei nostri ha chiesto a Maurizio di scendere in campo ma la maggioranza vuole che resti nel sindacato per promuovere lo sviluppo del paese».

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