Gazzetta di Reggio

Reggio

SANITA'

Medici e pazienti: ecco cosa cambia con la fusione Ausl-Santa Maria Nuova

Massimo Sesena
Medici e pazienti: ecco cosa cambia con la fusione Ausl-Santa Maria Nuova

Il direttore generale dell'azienda Usl Fausto Nicolini. "Con l'aggregazione con l'azienda Usl il Santa Maria Nuova crescerà ancora"

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Il Santa Maria Nuova crescerà ancora, anche quando il processo di integrazione con l’azienda Usl sarà completato».

Fausto Nicolini, fresco di riconferma alla direzione generale dell’Ausl di Reggio è uno dei “registi” dell’operazione che nel tempo dovrà riportare l’azienda ospedaliera Santa Maria Nuova sotto l’alveo dell’Azienda sanitaria locale di Reggio. Messa così sembra un ritorno al passato, ma in realtà è oggi l’unica strada percorribile in direzione di un futuro - ipotizzato dalla politica, in questo caso regionale - di una visione di area vasta, in tutti campi, sanità compresa.

Dottor Nicolini si dice che la nomina di Antonella Messori all’azienda ospedaliera sia soprattutto opera sua...

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10971868:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.10971868:1649473754/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«In realtà io ho solo spinto la dottoressa Messori a candidarsi. L’avevo già sollecitata un anno fa a entrare nell’elenco dei possibili direttori generali. E’ un’ottima professionista che ha sempre lavorato all’interno degli ospedali, è da tempo nella squadra della direzione. E alla fine le sue qualità hanno coinciso con il profilo richiesto che era quello di un neo-direttore, esperto di politiche ospedaliere. E ovviamente io ne sono stato felice».

Provi a spiegare perché vent’anni dopo si torna all’azienda sanitaria unica?

«Posso dare una risposta tecnica a quella che era e rimane una visione politica. Rispetto al 1994 quando si decise di scindere i destini dell’Ausl e dell’Ospedale, oggi si deve sempre di più ragionare in termini di area vasta e in questo senso si inquadra la logica di una sempre maggiore integrazione tra due realtà che per la verità sono già da tempo su questa strada.

E questo a prescindere dal fatto che quando, vent’anni fa, si decise di dare autonomia al Santa Maria, fu presa una decisione assolutamente giusta».

E allora perché si torna indietro?


«Perché è cambiato il contesto. All’epoca si scelse lo scorporo delle due aziende perché si temeva che l’Ausl avrebbe frenato la crescita del Santa Maria Nuova. Era il periodo in cui si pensava alla competizione tra le diverse aziende sanitarie.

E Reggio, con il suo arcispedale avrebbe potuto rischiare una sorta di cannibalizzazione, stretta com’era tra due realtà universitarie come Parma e Modena. Si decise allora che il Santa Maria Nuova dovessere andare a una velocità diversa.

Per questo fu una scelta lungimirante: oggi il Santa Maria Nuova può puntare ad altri traguardi, anche nell’ambito di una sempre maggiore integrazione con i servizi territoriali».

Sarà comunque un processo lungo, quello che porterà alla fusione...

«Ci vorranno anni. Oggi preferisco parlare di integrazione. Un processo, quello dell’integrazione, a cui le due aziende lavorano da anni con risultati ottimi. Siamo stati infatti i primi ad attivare i dipartimenti interaziendali, dalla radiologia, agli esami di laboratorio, al materno-infantile».

La politica prende questo genere di decisioni sulla scorta di quello che è diventato ormai un mantra. Ovvero quello del risparmio. Si è fatto un’idea di quello che potrà essere il ritorno in termini puramente economici?

«Personalmente immagino due piani: dal punto di vista strutturale è possibile prevedere un risparmio del 5% rispetto al bilancio complessivo. Più grande è invece il risparmio che può derivare dall’uniformare culture e comportamenti professionali».

Ma uniformare i comportamenti professionali cosa significa? Il Santa Maria Nuova ha più dotazioni tecniche degli altri ospedali...

«Infatti il discrimine dovrà essere la complessità, delle patologie e delle cure. In questo modo gli utenti potranno avere le stesse cure, a prescindere da dove abitino. Non a caso giàù da anni i professionisti del Santa Maria Nuova lavorano anche per altre strutture della provincia».

E’ forse questo lo scoglio più grande da superare: il rapporto con chi lavora nelle diverse strutture...

«E’ così, anche se molto è già stato fatto in questi anni. In generale dobbiamo rafforzare un impianto che è già esistente quella rete in cui l’unico Hub è il Santa Maria Nuova e gli spoke, i raggi sono i servizi territoriali. Occorre centralizzare le competenze secondo il criterio della complessità. Solo così e non certo con i doppioni i professionisti possono crescere».

Fatta l’unificazione la nostra sanità è al sicuro da invasioni da altre province?

«Siamo sempre alle prese con le scelte della politica e quindi niente è impossibile. Di certo, in questo modo il sistema complessivo si rafforza».

Anche di fronte a sempre possibili tagli?

«Nell’eventualità di tagli, proprio per la centralità a cui accennavo prima il Santa Maria Nuova non potrà subire tagli indiscriminati. Semmai, si possono ipotizzare, ma è sempre un compito che spetta alla politica, altri versanti di razionalizzazione».

Ad esempio?

«Penso ai nostri distretti così come sono oggi. Sono oggettivamente più piccoli di ciò che dovrebbero essere, il gap tra l’entità di quello di Reggio e gli altri è molto grande».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google