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L'INTERVISTA

Delrio: «I soldi per le scuole reggiane ci sono»

Massimo Sesena
Delrio: «I soldi per le scuole reggiane ci sono»

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio riassume in un libro l’esperienza del primo anno di Renzi alla guida del Paese: «Stiamo cambiando l’Italia»

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REGGIO EMILIA. Le Keywords, le parole chiave sono le stesse di Matteo il grande annunciatore, ma lo stile è quello che chi ha conosciuto Graziano Delrio riconosce anche in questo libro, dato alle stampe dal braccio destro del premier a un anno dall’inizio del governo Renzi. E’ la seconda volta che l’ex sindaco di Reggio si mette a scrivere di ciò che ha fatto o sta facendo. La prima volta era quasi alla fine del suo lavoro di sindaco: “La città delle persone” s’intitolava il breve saggio edito da Donzelli. Questa volta - il libro è in vendita da un paio di giorni - edito da Marsilio, s’intitola “Cambiando l’Italia - rinnovare la politica, ritrovare la fiducia”.

Sottosegretario Delrio, perché questo libro?

«Ho sentito l’esigenza di mettere ordine a quello che abbiamo fatto in questo anno di governo, un tentativo di far partecipi i cittadini, di fornire una visione di comunità, una necessità che abbiamo dopo anni di distanza tra la gente e la classe politica».

E’ una delle parole chiave del suo libro: la fiducia, intesa come quella che la classe politica deve riguadagnarsi nei confronti dei cittadini. Ma non può certo essere ancora ascritto a merito del governo...

«Su questo versante il nostro cammino è ancora lungo. La fiducia è qualcosa che si costruisce con il tempo. Ma ci sono poi dei fatti di cui è difficile oggi non prendere atto».

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Sentiamo...

«Il nostro Paese ha più credibilità in Europa. Proprio in Europa siamo riusciti a far sì che si parli di crescita e non più soltanto di rigore. E se siamo riusciti in questo è perché abbiamo rispettato gli impegni, abbiamo messo in ordine i nostri conti, abbiamo messo in campo riforme strutturali importanti».

Riforme che, se daranno frutti lo si vedrà soltanto più avanti.

«Stiamo facendo dei passi importanti. La riforma del lavoro, ad esempio, è la nostra riforma e se funziona lo sapremo presto, già nelle prossime settimane. Il vento, insomma è cambiato, e c’è un’energia nuova nel Paese».

Invero, se le cose stanno cambiando in meglio, se arriva davvero la ripresa, questo accade in tutta Europa. Fatto cento, qual è la percentuale per cui ha inciso il governo Renzi...

«Se parliamo degli aspetti finanziari è evidente che il nostro ruolo può essere soltanto quello di stimolo, penso alla riedizione della Legge Sabattini o ai mini-bond per le imprese. Ma ciò non toglie che su lavoro, scuola e industria abbiamo fatto cose importantissime. La determinazione che abbiamo messo nell’aprire i cantieri, due miliardi di euro per porre rimedio al dissesto idrogeologico e poi tutte le vertenze chiuse positivamente , dall’Alitalia, all’Ilva alla Tyssen».

Lei ha accennato alla scuola. Ma proprio a Reggio si discute in questi giorni della carenza di fondi da parte della Provincia, costretta a rinviare i progetti in cantiere, per via dei vostri tagli. Non è una contraddizione?

«Non è così. Alcune Regioni hanno già ridiscusso con le Province la distribuzione delle deleghe così come prevede la riforma. In Emilia Romagna questo processo, a causa delle recenti elezioni, è ancora indietro. E oggi le province si trovano a fronteggiare le spese anche per le competenze e il relativo personale che non dovrebbero più essere in capo ad esse. Siamo insomma in un periodo transitorio. Ma nonostante questo, i soldi ci sono: abbiamo allentato di molto il patto di stabilità dei Comuni e abbiamo ampliato la possibilità di accendere mutui, attivando il Fondo Bei e il fondo Inail a cui gli enti locali possono accedere per ottenere finanziamenti».

Nel suo libro racconta, anche da un punto di vista personale, il lavoro fatto dal governo. C’è qualcosa che avrebbe voluto fare meglio?

«La cosa che oggi mi soddisfa di meno è quella su cui mi sento impegnato in prima persona nell’immediato futuro: cercare misure più efficaci contro la povertà, trovando forme di inclusione attiva per chi oggi fa più fatica».

L’altra faccia del Job’s Act. Quella che oggi vi rinfacciano i sindacati. Ora volete anche sostituirvi a questi corpi intermedi?

«Io faccio il mio lavoro. Sono al governo del Paese. E ho il dovere di governare questi processi di cambiamento. Per creare posti di lavoro non bastano le risorse, ci vuole intelligenza per evitare che un pezzo di paese resti indietro. Ecco, il mio impegno ora sarà questo».

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