Donne reggiane: chi sono, quante sono, cosa fanno
Alcune cifre utili per inquadrare l'universo femminile a Reggio Emilia
Chi dice Donna, il magazine al femminile della Gazzetta di Reggio
REGGIO EMILIA. In questa sezione del nostro sito vogliamo presentarvi una serie di dati, cifre e studi che ci aiutano a capire meglio chi siano le donne reggiane e quali siano le loro caratteristiche dal punto di vista sociale, economico, occupazionale. Un ritratto composito frutto di una serie di materiali che abbiamo cercato qui di concentrare, dando loro un quadro organico. Partiamo da queste "slide" che offrono già un quadro esauriente della situazione, con i dati disponibili più aggiornati
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Impresa donna, la situazione
Secondo i dati della Camera di Commercio, le imprese femminili in provincia sono 9.650, con una lieve flessione l'incidenza sul totale. Più di un quarto svolge attività nel commercio, in particolare al dettaglio, due su tre hanno meno di 15 anni, hanno una dimensione media di 2,9 addetti e nel 13% dei casi sono a conduzione straniera: è questo il quadro delle imprese femminili della provincia di Reggio Emilia, che alla fine del 2014 ammontavano a 9.650 unità.
Numeri alla mano, alla fine dell’anno scorso le “imprese rosa” costituivano il 17,2% dell’universo imprenditoriale reggiano, oltre quattro punti percentuali in meno rispetto al dato nazionale che raggiunge quota 21,5%. I dati analizzati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia evidenziano che a livello provinciale le donne non sono ancora riuscite a ricavare maggiori spazi nel tessuto produttivo locale: il tasso di femminilizzazione provinciale, infatti, in un anno si è ridotto di un punto percentuale (era 18,2% nel 2013).
In alcuni settori, però, l’incidenza delle imprenditrici sul complesso della struttura economica raggiunge punte assai più elevate rispetto alla media. Sono principalmente attività del terziario, come i servizi alla persona – nel quale le imprese femminili rappresentano il 62,5% del totale – o l’assistenza sociale residenziale e non residenziale (39,4%), la sanità (24,8%) e l’istruzione (23,7%). Il 14,6% delle imprese femminili – ovvero 1.409 aziende - gestisce attività nel campo dei servizi alle imprese, in particolare attività immobiliari (596 unità), attività professionali, scientifiche e tecniche (311), servizi di informazione e comunicazione (215), attività finanziarie e assicurative (178) e trasporti e magazzinaggio (109).
Nella filiera turistica le donne imprenditrici si occupano prevalentemente di ristorazione (893 imprese rosa) - gestendo soprattutto bar (523), ristoranti (197) e “take away” (88) - ma anche ospitalità (alberghi, strutture extralberghiere, B&B, ecc.), attività in cui le 48 imprese femminili rappresentano quasi un terzo dell’intero settore della provincia di Reggio Emilia.
Per completare la filiera, alle attività di alloggio e ristorazione bisogna aggiungere il comparto dei servizi di intermediazione turistica - che comprende le agenzie di viaggio e i servizi di guide e accompagnatori turistici -, nel quale le imprese femminili rappresentano il 45% del totale.
Consistente la presenza femminile nel settore agroalimentare, nel quale le imprese gestite da donne si occupano prevalentemente delle coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali (1.328 unità) e di trasformazione alimentare (115).
Fra le attività del manifatturiero, numerose sono le imprese femminili reggiane che si occupano di confezioni di articoli di abbigliamento e attività tessile (566 imprese); sono inoltre presenti 354 imprese del settore edile.
Le donne imprenditrici straniere rappresentano, con 1.287 aziende, il 13,3% delle imprese femminili. Le tre attività principali sono la confezione di articoli di abbigliamento e industria tessile (321 imprese), il commercio al dettaglio (202) e i servizi di ristorazione (154), che da sole rappresentano il 52,6% delle aziende rosa straniere; consistente, comunque, anche la presenza nelle attività di servizi alla persona e nel commercio all’ingrosso. Cina, Romania e Marocco sono i Paesi di provenienza più rappresentati nel panorama dell’imprenditoria femminile straniera.
Malattie professionali, in aumento le donne colpite
Dimezzati in sei anni gli infortuni sul lavoro nell’Ausl. È l'esito di una ricerca dall’azienda sanitaria reggiana e dall’Anmil, l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro. Se il settore sanitario e quello socio sanitario sono sempre più al femminile (oltre il 70%), altrettanto si può dire per le malattie professionali e per gli infortuni sul lavoro registrati nel 2013 nella nostra provincia. In molti casi tuttavia gli infortuni travalicano i confini di genere, come avviene per gli infortuni scheletro-muscolari, mentre in altri si evidenzia una differenza tra uomini e donne. In calo anche gli infortuni di cui restano vittima le operatrici sanitarie di origine straniera, tra le quali si registra tra il 2009 e il 2013 una riduzione del 9%.
Stanno però emergendo anche alcune sindromi strettamente connesse al genere femminile. Come il rischio stress dovuto al mettere assieme il lavoro e l’attività casalinga o i fenomeni legati a violenza e aggressioni da parte di soggetti terzi nei confronti di pazienti e familiari. Il born out, invece, ovvero il disagio e lo stress dovuto a un prolungato contatto con la malattia e la sofferenza altrui, colpisce indistintamente operatori sanitari uomini e donne.
Analisi su malattie e infortuni vecchi e nuovi che trovano conferma nei dati ufficiali riferiti alla nostra provincia, che registrano un calo generalizzato degli infortuni sul lavoro e – per un adeguamento delle normative in vigore – un aumento delle malattie professionali, eccezion fatta per il born out non ancora adeguatamente disciplinato.
I dati 2013 riferiti alle lavoratrici di tutti i settori produttivi nella provincia di Reggio mostrano come dalle 341 malattie professionali del 2009 si sia passati alle 450 del 2013, mentre gli infortuni siano passati dai 4.124 del 2009 ai 3.335 del 2013.
L’indagine non poteva che partire dai dati nazionali sugli infortuni sul lavoro che mostrano un calo degli infortuni (passati dai 790.212 del 2009 ai 605.484 del 2013). Anche in Emilia Romagna gli infortuni sono diminuiti passando dai 107.690 del 2009 agli 83.304 del 2013, così come è avvenuto nella nostra provincia dove dai 14.636 infortuni sul lavoro del 2009 si è arrivati ai 11.285 del 2013. L’inversione di tendenza rispetto al 2009 vale anche per gli infortuni mortali che in Italia sono passati 719 del 2013 rispetto ai 1.050 del 2009) rapporto che si riflette anche sui dati regionali con un calo dai 91 del 2009 ai 63 del 2013.
In controtendenza invece il dato nella nostra provincia che nel 2013 ha visto aumentare il numero degli infortuni mortali (compresi quelli dovuti a incidenti casa – lavoro) dai 5 del 2009 agli 11 del 2013. Sono invece in forte crescita le malattie professionali che hanno colpito uomini e donne e che in Italia sono passate dalle 34.962 del 2009 alle 51.334 del 2013, mentre in Emilia Romagna l’aumento è stato ancora più marcato passando dalle 4.938 del 2009 alle 7.885 del 2013 e a Reggio dove si è registrato quasi un raddoppio, passando dalle 866 del 2009 alle 1.715 del 2013. Un ultimo dato riferito al settore sanitario vede le donne colpite da malattie professionali crescere del 20.5%.
Università e ricerca: ancora terreno di discriminazione
In Emilia-Romagna - si legge in un rapporto della Regione - possiamo contare su un patrimonio di università, centri di ricerca, parchi scientifici e tecnologici di notevole importanza, così come in anni recenti è stata rafforzata, anche attraverso risorse comunitarie, la strategia di sostegno alle attività di ricerca e ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico.
Tuttavia, anche nella nostra regione come nel resto d’Italia, queste realtà vedono le donne soggette a forme di discriminazioni, l’una "orizzontale", che registra la presenza femminile concentrata in alcuni campi scientifici, quali ad esempio le scienze biologiche e mediche, l'altra "verticale" che conta - pur rappresentando le donne la maggioranza del personale scientifico all'interno delle istituzioni pubbliche di ricerca – un numero esiguo di donne dirigenti.
Risulta pertanto decisivo analizzare e monitorare tale fenomeno e promuovere azioni e politiche volte a promuovere una maggior o più equilibrata presenza femminile anche in questi campi, decisivi per lo sviluppo della nostra società.
Violenza sulle donne: la situazione a Reggio Emilia
Il ricorso all'istituto giuridico dell'Ammonimento – strumento di prevenzione della violenza - nei confronti di stalker, nel Reggiano è aumentato del 110% nel periodo 2013-2014, rispetto al periodo 2011-2012: gli ammonimenti sono stati infatti 45 dal gennaio 2013 all'aprile 2014. Ecco tutti i dati del Tavolo interistituzionale per il 2014
- Procura della Repubblica (dati al 19 novembre 2014): 93 casi di atti persecutori - stalking (articolo 612 bis del Codice penale); 48 casi di violenza sessuale (art. 609 bis C.p.); 176 casi di maltrattamenti in famiglia (art. 572 C.p.)
- Questura di Reggio Emilia (dati definitivi 2013): 17 casi di stalking compiuti in età compresa fra i 18 e i 39 anni; 31 maltrattamenti fra i 18 e i 49 anni, con particolare incidenza fra i 18 e i 29 anni; 9 casi di violenza sessuale in età compresa fra i 18 e i 59 anni.
- Riguardo all'istituto dell'Ammonimento: furono 4 nel 2011-2012, di cui 2 con recidiva; 45 nel periodo 2013-aprile 2014, di cui 5 recidive, nella quasi totalità il movente ha radici sentimentali. E sono 44 le istanze presentate dall'inizio del 2014.
- Associazione Nondasola (31 ottobre 2014): 18 donne ospitate; 19 figli ospitati; 332 donne accolte, di cui 60% italiane, 40% originarie di altri Paesi; 188 donne con figli.La casistica: 90% violenza psicologica; 12% violenza sessuale; 37% violenza economica; 66% violenza fisica. Dal 1997 al 31 ottobre 2014, l'associazione Nondasola ha accolto 4.046 donne, ne ha ospitate 163 e ha ospitato 160 figli.
- Pronto soccorso di Reggio Emilia – Arcispedale Santa Maria Nuova: 177 donne vittime di violenza assistite, 461 gli accessi. Fasce di età più ricorrenti: 18-29 anni (45 casi pari al 26%); 30-39 anni (59 casi, pari al 34%); 40-49 anni (38 casi, pari al 21%). Le italiane sono state 96 (54%), le provenienti da altri Paesi 81 (46%). Donne in gravidanza: 4.
- Tipologia violenza: multipla in 164 casi (93%); sessuale 8 (4%); psicologica 5 (3%).
- Autore violenza: amico o conoscente in 86 casi (49%); coniuge, convivente, fidanzato, ex partner, familiare nel 35% dei casi; estraneo o sconosciuto in 25 casi (14%); in due casi il datore di lavoro.
- Durata della violenza: unico episodio nel 67 dei casi (38%); 2-5 anni in 35 casi (18%); 6-10 anni in 10 (7%). In 56 casi (37%) vi erano stati contatti precedenti con il Pronto soccorso e in altri casi (da 6 a 8) vi erano stati contatti precedenti con forze dell'ordine, servizio sociale o psicologo.
- Poli territoriali dei Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia: al 31 ottobre 2014, i contatti per violenza sulle donne sono stati 10, tre in meno rispetto a tutto il 2013. Nel 2014, la fascia di età di maggiore incidenza è tra i 30 e i 40 anni; 7 i casi di violenza psicologica, 3 quelli di violenza fisica; la maggior parte delle violenze è stata prolungata, dai 2 agli oltre 10 anni; 6 vittime erano in attesa di lavoro; in 8 casi, le donne avevano figli minori; nella metà dei casi è stata sporta denuncia. Gli autori delle violenze erano coniugi o conviventi; soltanto in un caso soffrivano disagio psicologico e soltanto in 2 casi avevano problemi di dipendenza da alcol; nessuno risultava disoccupato.
- Consultorio familiare: nel 2013, furono seguiti 7 casi di violenza, 5 dei quali su donne in gravidanza. Nel 2014, 11 casi di violenza, di cui 6 donne italiane. Gli autori sono per lo più partner, coniugi o padri (violenza intrafamiliare). La maggioranza delle donne non ha sporto denuncia; spesso le vittime hanno contattato il Pronto soccorso o Servizi sociali.
- Forum Donne giuriste: nel 2013 le domande presentate per ordini di protezione sono state 23, di cui 21 da donne e 2 da uomini (questi ultimi 2 sono stati rigettati); dei 21 presentati da donne ne sono stati accolti 11, rigettati 5; altri 5 sono stati dichiarati estinti/archiviati a seguito di accordo o definizione in altra sede. Delle 21 donne che hanno presentato ricorso 15 sono italiane e 6 cittadine immigrate; dei 21 uomini convenuti 16 sono italiani e solo 5 cittadini immigrati. Nel 2014, ad oggi i ricorsi presentati sono 10; accolti 4 e rigettati 2; gli altri 4 sono oggetto di accordo, archiviazione o in corso; sono stati presentati tutti da donne, 7 italiane contro 7 uomini italiani e 3 immigrate contro 3 uomini stranieri.
- Ordine degli avvocati: le richieste di gratuito patrocinio per separazioni giudiziali, costituiscono quasi la metà delle richieste di gratuito patrocinio nelle cause di diritto di famiglia. Altro dato in crescita, è la richiesta per il recupero coattivo dell’assegno di mantenimento per i figli.
- Ricorsi per separazione personale dei coniugi: 112 casi nel 2013 di cui 64 per separazione giudiziale. Nel 2014 (alla data del 7 novembre) le separazioni giudiziali sono 98 e quelle consensuali sono 19. Le richieste di gratuito patrocinio per cause di divorzio pervenute al Consiglio dell’Ordine degli avvocati sono state 45 nel 2013, di cui 7 istanze specificano che si tratta di divorzio contenzioso; nel 2014 le richieste di divorzio sono 49 (fino al 7 novembre 2014), aumentano le richieste per ottenere il gratuito patrocinio al fine di recuperare coattivamente l’assegno di mantenimento (al 7 novembre 2014 le richieste di mantenimento figli minori sono 20; quelle per i figli nati fuori dal matrimonio con affidamento incluso sono 19).
- Ordini di protezione: nel 2013 le richieste di gratuito patrocinio per ordini di protezione sono state 3; nel 2012 i casi di richiesta di gratuito patrocinio per ordini di protezione furono 5; nel 2011 e nel 2010 erano state 6; e 3 nel 2009. Il dato significativo è che le richieste sono sempre in quantità contenuta, nell’anno 2013 le richieste sono in diminuzione si attestano sul dato minimo del 2009. Nel 2014,
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