I bilanci comunali slittano a giugno
Ieri l’assemblea dei sindaci ormai ridotti allo stremo: «Troppa incertezza e tocca sempre a noi finanziare lo Stato»
REGGIO EMILIA. I Comuni non sono in grado di predisporre i bilanci 2015 e certamente non entro la data prevista del 31 marzo, per cui ieri in assemblea tutti i sindaci reggiani davano per scontato uno slittamento al 30 giugno.
«Non siamo in grado di calcolare l’impatto che il Patto di stabilità avrà sui bilanci», sintetizza Oreste Zurlini, referente Anci provinciale e sindaco di San Martino in Rio. Ma non è solo questo a preoccupare i nostri sindaci, che nel frattempo andranno avanti programmando la gestione mese per mese. Quello che li mette in allarme è il timore che anche il 2015 finisca per lasciare le cose come stanno e cioè che «siano ancora i Comuni a finanziare lo Stato e non viceversa e che anche per il 2016 non sia introdotta la cosiddetta local tax, che dovrebbe restituire autonomia fiscale ai Comuni».
Quando si parla di tagli ai trasferimenti, ha spiegato il primo cittadino di Rubiera Emanuele Cavallaro, «si parla di soldi che dai Comuni vanno a Roma e non viceversa», aggiungendo che «dal federalismo si è passati al feudalesimo fiscale, con i Comuni che sono costretti a fare i gabellieri» e che «i vincoli imposti fanno sì che se è possibile avere mutui a tasso zero i Comuni sono però nell’impossibilità di contrarre i mutui stessi».
Insomma non è bastato l’arrivo al governo dell’ex sindaco di Reggio e presidente Anci nazionale Graziano Delrio, per modificare la situazione, con una previsione per il 2015 che è quella di un ulteriore taglio per gli enti locali di 2 miliardi di euro (tra minori trasferimenti da Roma per 1.2 miliardi, l’accantonamento di 600 miliardi di euro per la voce crediti inesigibili e la coda di altri 200 milioni per la spending review 2014. Un altro bagno di sangue quello che i Comuni italiani si attendono, in attesa di veder definita la cosiddetta “local tax” che, spiega Zurlini, «non deve essere aggiuntiva alle tasse attuali, ma consentire autonomia fiscale e decisionale ai Comuni». «Oggi invece - dice il sindaco di Luzzara Andrea Costa - di fatto i sindaci al massimo possono incidere con le proprie decisioni sul 5% del bilancio complessivo». I Comuni sono costretti a barcamenarsi tra la voce spesa corrente (in cui servizi sociali e buoni pasti sono trattati alla stregua del numero delle fotocopie) e i rigidi vincoli sulla voce investimenti, e non possono decidere nulla. I sindaci reggiani non hanno intenzione di arrendersi e chiedono che il governo« la smetta di ragionare e intervenire con tagli lineari ma definisca la local tax e fissi uno standard dei servizi a cui il cittadino ha diritto uguale in tutto il paese». Così come è indispensabile «andare avanti sulla strada delle unioni comunali e delle fusioni tra i comuni e indicare per legge quei servizi che debbono essere gestiti in forma associata». «Per continuare a garantire i servizi ai cittadini - conclude Zurlini - i sindaci ormai allo stremo dopo sette anni di crisi e tagli, chiedono che si premino i Comuni virtuosi in cui si garantiscono molti servizi e poche spese».
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