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Ma con il governo è un braccio di ferro

Ma con il governo è un braccio di ferro

L’assessore Pratissoli: «L’ultima bozza dell’esecutivo riassegna allo Stato ogni decisione»

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REGGIO EMILIA. Più potere ai sindaci per poter definire le modalità e i luoghi dove aprire le sale gioco e scommesse. E’ la richiesta che parte da Reggio, come capofila degli altri comuni reggiani, nei confronti del Governo, che su questo argomento continua ad avere un atteggiamento ambivalente. Come nel caso del decreto per il riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici che, sulla base della bozza circolata, sancisce alcuni principi basilari, ma non dà ai comuni gli strumenti per applicarli concretamente.

Il Comune di Reggio da anni si è mosso nell’ambito del controllo e contrasto alla diffusione delle sale gioco e scommesse, ma senza mai trovare rispondenza negli atti dello Stato, con i sindaci spesso lasciati soli a difendersi nelle aule dei tribunali. Il Comune di Reggio ha avviato in dicembre la procedura di variante per demandare al consiglio comunale la programmazione delle attività ludico-ricreative, mentre nel 2013 era stata adottata la variante al regolamento edilizio che prevedeva l’insediamento di sale gioco e scommesse solo lontano da residenze, servizi scolastici e di quartiere. Un percorso che il 31 gennaio scorso è stato condiviso dall’assemblea de sindaci che hanno concordato di estendere le norme del comune capoluogo a tutti gli altri comuni. Il passaggio successivo è stato discutere con la Regione chiedendo di introdurre sanzioni più efficaci, e a cui è stato risposto positivamente. Infine il Comune di Reggio insieme alla Prefettura ha predisposto un aggiornamento del “Protocollo di legalità” sottoscritto nel 2011, introducendo l’obbligo dell’informativa antimafia alle nuove richieste inviate al Suap (sportello attività produttive) per le sale scommesse, sale dedicate, sale gioco di qualsiasi tipo e attività di trasmissione o elaborazione dati finalizzate al gioco d'azzardo e alle scommesse di qualunque tipo, che recapitino anche al di fuori dei confini nazionali.

«Restano _ sottolinea Pratissoli _ problemi per la normativa nazionale e la bozza circolata in questi gironi sul riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici, sancisce alcuni principi basilari, ma si scontra con la declinazione concreta dei poteri assegnati ai comuni». Per il governo in sostanza, la localizzazione di punti di raccolta gioco corrisponde all’articolazione locale della rete fisica statale, quindi è non regolamentabile dall’ente locale che non può limitarne l’insediamento, ne introdurre limitazioni di distanze, orari e arredi che non permettano la pubblicità e visibilità riconoscibilità delle strutture». Nel caso poi in cui il Comune intenda introdurre limitazioni, la questione sarà affrontata in sede di Conferenza Stato-Città a seguito di una valutazione di apposita conferenza ministeriale, ma assumendo come principio che se il punto gioco è autorizzato dal Ministero, di per se è coerente con i principi di tutela dell’ordine pubblico, sicurezza, salvaguardia dei minori, e della salute. Cioè è lo Stato a decidere. Una posizione a cui il Comune di Reggio, conclude l’assessore Alex Pratissoli «è contrario perché ridurrebbe la libertà degli enti locali di pianificare sul proprio territorio nel rispetto della tutela degli interessi della collettività». (r.f.)

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