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Ora i parrucchieri “affittano” le poltrone

di Luciano Salsi
Ora i parrucchieri “affittano” le poltrone

Parte il progetto della Cna per combattere il lavoro in nero e offrire opportunità ai giovani

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REGGIO EMILIA. Una nuova figura sta per entrare nei saloni dei parrucchieri e degli estetisti. Accanto ai titolari, ai soci, agli apprendisti e ai dipendenti troveremo gli affittuari della singola poltrona o della cabina di lavoro. E' un'opportunità offerta da un'intesa sottoscritta nel 2011 dalle associazioni artigiane e dai sindacati di categoria sulla base delle esperienze maturate in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti e già avviata a Milano, Ancona, in Toscana e nei comuni terremotati dell'Emilia. Coi tempi che corrono, infatti, chi ha lo spazio per sviluppare l'attività non ha il coraggio di assumere un dipendente. Rischierà meno se affitterà la poltrona vuota ed eventualmente l'attrezzatura a un collega, purchè l'immobile non sia locato con un contratto che vieta il subaffitto. Le modalità attuative saranno illustrate domani alle 20,15 nella sede provinciale della Cna, in via Maiella, da Maria Miani e Fabrizio Sassi, consulenti dell'associazione.

«Con l'affitto di poltrona - spiega Alessandra Spaggiari, presidente provinciale di Cna Benessere e sanità - i giovani acconciatori ed estetisti che non dispongono di propri locali adeguati potranno comunque avviare la loro attività». «L'unica condizione - aggiunge Teresa Salvino - è che l'affittuario non sia stato dipendente del titolare nei cinque anni precedenti. Il contratto, presumibilmente annuale e rinnovabile, è libero».

La Cna sostiene l'innovazione anche allo scopo di combattere l'abusivismo, una piaga aggravatasi con la crisi. E' aumentato, infatti, il numero dei parrucchieri che lavorano in nero in casa propria o nelle abitazioni dei clienti. «Non mancano - ammette Teresa Salvino - i pensionati che continuano a servire una parte della propria clientela pur avendo chiuso il salone». Si spera che gli abusivi emergano affittando regolarmente una poltrona. «Tutti - auspica Alessandra Spaggiari - ne beneficeranno: chi mette a disposizione il proprio salone dividendo le spese, chi avvia l'attività pagando le tasse, garantendo requisiti professionali e igienico-sanitari e sviluppando una concorrenza leale, e infine gli stessi consumatori».

Rimane sullo sfondo il problema dei cinesi, che fanno concorrenza con prezzi stracciati: «In genere - concede Teresa Salvino - sono in regola, perchè sottoposti a controlli fiscali. Sono diversi i casi dei finti saloni da estetista chiusi anche nella nostra città per reati connessi con la prostituzione». Nella nostra provincia si contano circa 800 aziende di acconciatori ed estetisti. L'antico barbiere sta scomparendo a favore del salone unisex, previsto dalla legge 174 del 2005. In media ogni azienda ha quasi tre dipendenti, che sono in tutto più di duemila. Per esercitare l'attività si deve seguire un percorso di formazione di due anni o un apprendistato di tre, seguiti da un corso di trecento ore con esame finale. I cinesi, non potendo far valere titoli propri, per aprire un salone si devono appoggiare inizialmente a un collega italiano.

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