«Poca trasparenza sul Mercatone Uno»
RUBIERA. «Il Mercatone Uno è stato poco trasparente con i suoi dipendenti». Delusi i lavoratori reggiani del Mercatone Uno, tutti impegnati nello storico punto vendita di Rubiera. Il colosso dell’arre...
RUBIERA. «Il Mercatone Uno è stato poco trasparente con i suoi dipendenti». Delusi i lavoratori reggiani del Mercatone Uno, tutti impegnati nello storico punto vendita di Rubiera. Il colosso dell’arredamento sta vivendo una fase difficilissima: ha presentato richiesta di concordato preventivo al tribunale di Bologna e vi sono parecchie incertezze sul futuro delle oltre 3.500 persone impiegate su tutto il territorio nazionale, nei negozi che portano i vari marchi del gruppo. Chi lavora a Rubiera è preoccupato soprattutto per «la riluttanza della direzione aziendale nel considerare tra le priorità la tutela e la salvaguardia dell’occupazione». Lo afferma chi opera a Rubiera al termine dell’assemblea tenutasi ieri alla presenza dei rappresentanti sindacali. Il tema centrale è l’assenza di notizie. Dal 19 gennaio, quando il tribunale ha ricevuto la domanda ufficiale di concordato, le maestranze hanno sempre avuto pochissimi aggiornamenti, e quei pochi passavano sempre attraverso i tavoli di lavoro nazionali, senza entrare nello specifico dei singoli punti vendita. Quello di Rubiera è uno dei più positivi. Difficile pensare alla sua chiusura, ma in un’ottica di ristrutturazione aziendale, necessaria per l’approvazione del concordato, è quasi certo un ritocco al ribasso di tutti gli attuali organici. Per questo sale la protesta per la «mancanza di trasparenza e la poca chiarezza dell’azienda, che sta vivendo un momento molto delicato ma che sicuramente lo sta gestendo senza la dovuta attenzione rivolta ai lavoratori». Senza scordarsi le origini dell’attuale crisi. «Le scelte aziendali passate non hanno fatto altro che aggravare sempre più una situazione che ad oggi è diventata insostenibile», sottolineano i dipendenti rubieresi. E le trattative di questo periodo «non hanno fatto altro che aumentare le paure e le ansie dei lavoratori che, nonostante tutto, giorno dopo giorno, danno il massimo non solo per cercare di salvare il proprio posto di lavoro ma anche per “difendere” il nome e il marchio Mercatone Uno, visto che la stragrande maggioranza lavora in azienda da più di dieci anni». La richiesta dei dipendenti: «Essere considerati parte integrante del progetto futuro, più volte dichiarato a parole dall’azienda, e che gli errori delle scelte imprenditoriali passate e presenti non si ripercuotano» su di loro. (adr.ar.)
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