Il codice di Piero della Francesca è uscito dal bunker
Il manoscritto del Quattrocento ha lasciato la biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e ora è a Palazzo Magnani per l'esposizione che sarà inaugurata il 14 marzo
REGGIO EMILIA Mani in guanti bianchi estraggono da uno scaffale una valigetta chiusa ermeticamente con ganci metallici, la aprono e ne estraggono un libro rilegato in pelle di colore marrone chiaro. Si capisce che è un libro antico, di pregio; ma è difficile immaginare che si tratti di un tesoro di immenso valore. E’ il “De prospectiva pingendi”, il codice ideato e illustrato da Piero della Francesca nella seconda metà del XV secolo, una delle opere destinate a cambiare il corso della storia dell’arte nel mondo. E’ il codice che rappresenta la principale attrazione della mostra dedicata proprio a Piero e che verrà inaugurata fra pochi giorni, il 14 marzo, a Palazzo Magnani.
Il codice di Piero della Francesca non è più nell’enorme bunker della biblioteca Panizzi, una specie di grande cassaforte in cemento armato che protegge i libri più antichi e di maggiore pregio. Le mani in guanti bianchi che l’hanno estratto il gioiello dalla valigetta sono quelle di Roberto Marcuccio, il bibliotecario della Panizzi responsabile dei manoscritti; è lui ad affidare il tesoro, insieme ad altri quattro codici, agli addetti di una ditta di Venezia – la Apice – specializzata nel trasporto di oggetti d’arte. Adesso il “De prospectiva pingendi” è a Palazzo Magnani, pronto per essere esposto.
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E’ stato come smuovere una reliquia, con un procedimento pianificato nei minimi dettagli affinché il manoscritto che ha 500 anni non patisse troppo stress nello spostamento. «Tutti i manoscritti – spiega Marcuccio – sono conservati in questa torre libraria alta otto piani che viene mantenuta a una temperatura fra i 18 e 20 gradi con una umidità relativa sempre controllata. Solo così si può essere sicuri che i manoscritti continuino a godere di ottima salute».
Gli addetti della Apice si presentano con una cassa blindata, chiusa ermeticamente con grosse viti, all’interno della quale è stata strutturata un’imbottitura calibrata perfettamente alle dimensioni dei libri, calcolate al millimetro. Il primo a essere sistemato in questa specie di forziere mobile è proprio il codice di Piero della Francesca, avvolto in una carta particolare e circondato da questa imbottitura che lo rende immune da qualsiasi colpo. Poi tocca ad altri quattro codici della Panizzi, sistemati a strati, che andranno anch’essi a far parte della mostra di Palazzo Magnani.
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All’operazione assistono solo poche persone. Fra queste c’è ovviamente Giordano Gasparini, il direttore del sistema biblioteche del Comune di Reggio. E’ visibilmente orgoglioso di quello che sta accadendo: l’oggetto più importante della Panizzi sta per diventare protagonista di una mostra che avrà un rilievo internazionale. « Sono davvero tanti anni che questo codice di Piero non usciva dalla biblioteca. Per questo evento abbiamo allestito anche noi una mostra che racconta il modo in cui il manoscritto è stato realizzato da Piero della Francesca, la strada che ha percorso nei secoli e l’occasione che lo ha condotto a Reggio Emilia, diventando un patrimonio della città. Nelle ultime sezioni della mostra parliamo anche del restauro e della valorizzazione di un patrimonio di cultura ancora oggi attuale».
Al secondo piano della Panizzi intanto si completa il confezionamento del forziere mobile. Tutti i cinque volumi sono chiusi e protetti nell’imbottitura, poi l’ultimo atto è la risistemazione del coperchio. Le grandi viti sono nuovamente serrate e, firmate le carte di consegna, il codice di Piero e gli altri manoscritti possono partire. Ad attenderli c’è un furgone attrezzato con un sistema di controllo satellitare perché possa essere sempre localizzato con precisione assoluta. I trasportatori fissano la cassa all’interno affinché non si muova; il tragitto fra la Panizzi e Palazzo Magnani è di poche centinaia di metri ma ogni precauzione deve essere presa per preservare un oggetto unico al mondo.
Pochi minuti più tardi, sono le 14.30, questo baule blindato di colore rosso varca la soglia del palazzo delle esposizioni di corso Garibaldi e i volumi che contiene sono affidati alle cure degli espositori. Ancora qualche giorno, poi tutti potranno ammirare il capolavoro di Piero.
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Perché un gioiello come il “De prospectiva pingendi” si trova alla biblioteca Panizzi? E’ una storia ovviamente lunga ma anche affascinante della quale manca un pezzo lungo qualche secolo. Piero della Francesca scrisse e disegnò il codice con lo scopo di diffondere la conoscenza della prospettiva nel mondo dei pittori, degli architetti e degli uomini di cultura in genere, secondo quella missione di divulgazione dell’arte e della scienza che era proprio del Rinascimento.
Di sicuro lo scrisse dopo il 1472, cioé negli ultimi vent’anni di vita. Non se ne sa più nulla fino al XVIII secolo quando lo si ritrova a Verona in casa della famiglia Saibante, schiatta nobiliare fra le più prestigiose del Veneto. Da lì all’inizio dell’Ottocento compare nelle mani del pittore Giuseppe Bossi, milanese presidente dell’Accademia di Brera. E’ il 1817 quando il “De prospectiva pingendi” arriva a Reggio Emilia, grazie a un religioso, lo scienziato Giovanni Battista Venturi. Grande collezionista e studioso dell’arte, Venturi era proprietario di un enorme patrimonio di oggetti di valore storico, fra i quali il codice di Piero era il più importante.
Tutto quel tesoro alla sua morte passa agli eredi che, con un salto di un secolo, nel 1921 vendono tutto al Comune di Reggio. E’ così che il tesoro con i disegni originali di Piero entra a far parte del patrimonio della Panizzi. Il “De prospectiva pingendi” non è però l’unico codice che la Panizzi per tre mesi presta a Palazzo Magnani. Dalla torre ieri sono uscite anche opere di Francesco di Giorgio Martini, Marco Vitruvio Pollione e due codici di Luca Pacioli.
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Di Martini sono quattro fogli che facevano parte di un volume scritto nel XV secolo, studio dedicato alla costruzione di macchine da guerra. Quanto al manuale di architettura di Vitruvio, si tratta ovviamente di una traduzione dell’opera in latino che risale al I secolo avanti Cristo. Sono a stampa anche le due opere di Luca Pacioli. La prima – “Summa de aritmetica, geometria, proportioni et proportionalità – è del 1494, la seconda, il “Divina proportione”, venne pubblicata nel 1509.
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