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«Spese pubbliche ridotte e meno tasse»

«Spese pubbliche ridotte e meno tasse»

Soddisfazione corale per la votazione unanime espressa dall’Assemblea legislativa della Regione

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BUSANA. Sono di soddisfazione corale, anche se con alcuni distinguo, le reazioni all’approvazione avvenuta ieri (peraltro all’unanimità) dell’indizione del referendum per la fusione dei quattro Comuni del crinale appenninico reggiano. La data della consultazione referendaria dovrà essere decisa dai quattro sindaci.

Soddisfatto l’assessore regionale al riordino istituzionale, Emma Petitti: «Il voto con 48 sì è un risultato che denota la grande consapevolezza dell’importanza di una sfida, quella della fusione, che i territori vogliono cogliere e che la Regione sostiene fortemente. Quella reggiana è una fusione fortemente voluta dai sindaci dei quattro Comuni, senza incertezze. Noi ribadiamo il nostro appoggio e la continuità molto forte con le scelte già compiute che rispettano la volontà degli amministratori locali».

«Il processo – prosegue Emma Petitti – porterà ad una semplificazione della rappresentanza politica del territorio per quattro Comuni con meno di 5.000 abitanti in un’area molto vasta che già da tempo avevano deciso di gestire i servizi in modo associato, e il passaggio ad un unico ente consentirà risparmi e razionalizzazione della gestione in modo ottimale, aumentando la competitività del territorio».

Aggiunge la reggiana Ottavia Soncini, consigliera regionale del Pd e relatrice in aula del progetto di legge: «Questo passaggio è arrivato dopo 15 assemblee pubbliche preparatorie, un percorso iniziato nel 1999 con l'Unione dell'alto Appennino. Essa ha rappresentato un momento positivo di maggiore integrazione tra le strutture, pensiamo ai micro-nidi, alle scuole di musica, al servizio sociale unificato e accreditato, e maggiori risorse, mediamente 500 mila euro all'anno con una conseguente minore imposizione fiscale ai cittadini».

«Rispetto al mantenimento di Unioni nella gestione di funzioni e servizi – prosegue Ottavia Soncini – con un unico ente locale, attraverso la fusione, si evitano duplicazioni, sovrastrutture, lungaggini burocratiche, lentezze decisionali. Il nuovo Comune avrà peso e autorevolezza nella elaborazione della agenda politica della montagna. Su tale identità sarà possibile costruire progetti incentrati sulle eccellenze: turismo, ambiente, energie rinnovabili, agricoltura di qualità, piccole e medie imprese artigiane e manifatturiere, infrastrutture e servizi».

Yuri Torri, consigliere regionale casinese, esponente di Sel, afferma invece: «Siamo soddisfatti che si sia mantenuto il progetto di legge precedente: così si è infatti rispettato l'impegno dei Comuni e delle comunità che, dopo un lungo cammino insieme, è approdato alla richiesta di fusione. E’ importante che il percorso che passa per questa legge rispetti le comunità dei quattro Comuni, e siamo convinti che darà possibilità agli amministratori di migliorare la vita degli abitanti del territorio, e anche di valorizzare le esperienze innovative che ci sono, ma sono al momento isolate e difficili da gestire, a causa di difficoltà burocratiche e distanza dai servizi». 

Infine, qualche distinguo arriva dal consigliere della Lega Nord Gabriele Delmonte: «I Comuni del nostro Appennino hanno loro specificità e loro bisogni, e compito della Regione è fare sentire la propria voce anche per difendere il flusso turistico che queste zone attraggono specialmente da Toscana e Liguria. Se davvero vogliamo dare risposte ai territori e fare diventare la fusione una fusione vera e con un obiettivo chiaro, dobbiamo lavorare sui progetti. Progetti che devono valorizzare il territorio. Penso ad esempio a Collagna, dove su sei impianti di risalita solo due e mezzo sono funzionanti. Indispensabile poi investire sul campo scuola del Cerreto andando a realizzare e a rimettere in sesto tutte le infrastrutture e i servivi collaterali. Di primaria importanza anche il palazzetto del ghiaccio, dove la Regione può intervenire facendosi portavoce presso il Coni di quelle migliorie necessarie che permetterebbero alla struttura di attirare le tante squadre di hockey su ghiaccio provenienti dall’Est e dal Nord Europa che vorrebbero venire ad allenarsi in Emilia, ma che al momento non possono farlo». (l.t.)

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