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’NDRANGHETA

Grande Aracri, la parola passa ai giudici

di Elisa Pederzoli
Grande Aracri, la parola passa ai giudici

Ieri discussione sul sequestro di beni, attesa per la sentenza. La difesa: «Non è pericoloso: in Operazione Aemilia non c’è»

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REGGIO EMILIA. L’eco dell’operazione Aemilia si sente bene nell’udienza davanti al tribunale di Reggio che deve decidere sul sequestro preventivo di beni che, nel dicembre del 2013, ha colpito il fratello Nicolino il boss di Cutro, Francesco Grande Aracri da Brescello. Ieri pomeriggio a palazzo di giustizia dove è andata in scena la discussione, le misure di sicurezza erano imponenti ed evidenti: come la camionetta della polizia all’ingresso e la scorta al procuratore della Dda di Bologna, Marco Mescolini.

Ma non solo. A citarla espressamente durante la discussione sono stati anche gli avvocati difensori di Francesco Grande Aracri, i legali Alessandro Sivelli e Giuseppe Migale Ranieri. Nella loro richiesta di rigetto della confisca, hanno fatto preciso riferimento all’ordinanza della Dda di Bologna. «Tocca gli anni che arrivano sino al 2012, tocca Brescello e la provincia di Reggio. Ma Francesco Grande Aracri non viene nemmeno sfiorato» fa, infatti, notare l’avvocato Sivelli.

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La difesa cita anche un recentissimo pronunciamento della Cassazione, per sostenere che la presunta sperequazione tra redditi dichiarati e patrimonio contestato a Grande Aracri, ai figli e alla moglie, non è una sanzione, ma un provvedimento preventivo per colpire beni di supposta condotta illecita.

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E allora, secondo Sivelli e Migale, bisogna semmai rivedere il periodo reddituale e patrimoniale su cui verificare la sperequazione. E tenere conto solo degli anni in cui l’associazione mafiosa a Francesco Grande Aracri è stata sancita da una sentenza passata in giudicato: gli anni che vanno dal 2001 e al 2003, secondo quanto pronunciato dai giudici per Edilpiovra.

«Bisogna cancellare il periodo prima e quello dopo, ma tenere in conto solo il periodo nero quando c’è l’appartenza all’associazione» ribadisce Sivelli. Migale punta inoltre il dito sulle intestazioni fittizie. «Non dimostrate dall’accusa» dichiara, parlando di Eurogrande Costruzione e della Marmi Nusa. Di tutt’altro avviso l’accusa, con Mescolini che a integrazione deposita una memoria relativa a perizie e consulenze. Per il pronunciamento del presidente del tribunale Francesco Maria Caruso (a latere Cristina Beretti e Andrea Rat) bisognerà attendere lo scioglimento della riserva.

Ad assistere all’udienza le associazioni Libera anche con la rappresenza studentesca, Colore ed Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti sempre in prima linea contro le infiltrazioni.

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