L’Ausl dimezza gli incidenti sul lavoro
I giorni di assenza dei dipendenti sono scesi del 40%. Ne hanno beneficiato soprattutto le donne, il 70% del personale
REGGIO EMILIA. Dimezzati in sei anni gli infortuni sul lavoro nell’Ausl. È quanto emerso nell’indagine presentata ieri dall’azienda sanitaria reggiana e dall’Anmil, l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro. Ad illustrare il risultato dello studio, l’avvocato Maria Giovannone dell’Anmil, il dottor Mauro Grossi (direttore del Dipartimento sanità pubblica Ausl), l’ingegnere Giovanni Morini (direttore del servizio prevenzione) e la dottoressa Sandra Coriani (direttore del servizio infermieristico e tecnico dell’Ausl).
Un abbattimento di oltre il 40% dei giorni persi per infortunio nell’anno (passando dai 6.080 del 2007 ai 3.454 del 2013). È questo il risultato ottenuto dall’Ausl reggiana, che ha richiesto un investimento dal 1999 di oltre 3 milioni di euro in formazione del personale, adeguamento degli ambienti di lavoro, introduzione di ausili e tecnologie e l’adozione di un sistema di gestione per muovere in sicurezza i pazienti. L’obiettivo è quello di tutelare la salute dei lavoratori, e garantire al tempo stesso cure adeguate ai pazienti. Il metodo introdotto dall’Ausl da qualche anno consente di determinare il carico di lavoro di ogni operatore in un reparto ospedaliero o in una residenza per anziani e anche attraverso la rotazione del personale cerca di far svolgere ai lavoratori mansioni adeguate alla propria condizione fisica. Più complicato misurarsi con il “burn -out”, una forma di malessere psicofisico tipico degli operatori della sanità (che devono convivere con la malattia e la sofferenza altrui) e che viene affrontato all’Ausl con il supporto di psicologi.
I problemi legati a infortuni e a malattie professionali più diffusi nel settore sanitario tra le donne sono le sindromi scheletriche e muscolari dovuti a lavori ripetitivi e pesanti (dal mal di schiena, al tunnel carpale), le malattie infettive e lo stress da lavoro associato ai carichi di lavoro familiare. Nel corso del 2013 all’Ausl di Reggio sono stati registrati 174 infortuni (compresi gli incidenti stradali nel percorso casa - lavoro) e 65 incidenti a rischio infettivo.
Se il settore sanitario e quello socio sanitario sono sempre più al femminile (oltre il 70%), altrettanto si può dire per le malattie professionali e per gli infortuni sul lavoro registrati nel 2013 nella nostra provincia. In molti casi, tuttavia, gli infortuni travalicano i confini di genere, come avviene per gli infortuni scheletro-muscolari. In altri casi invece si evidenzia una netta differenza tra uomini e donne. In calo anche gli infortuni di cui restano vittima le operatrici sanitarie di origine straniera, tra le quali si registra tra il 2009 e il 2013 una riduzione del 9%. Stanno però emergendo anche alcune sindromi strettamente connesse al genere femminile. Come il rischio stress dovuto al mettere assieme il lavoro e l’attività casalinga o i fenomeni legati a violenza e aggressioni da parte di soggetti terzi nei confronti di pazienti e familiari. Il born out, invece, ovvero il disagio e lo stress dovuto a un prolungato contatto con la malattia e la sofferenza altrui, colpisce indistintamente operatori sanitari uomini e donne. Analisi su malattie e infortuni vecchi e nuovi che trovano conferma nei dati ufficiali riferiti alla nostra provincia, che registrano un calo generalizzato degli infortuni sul lavoro in tutti i settori e – per un adeguamento delle normative in vigore – un aumento delle malattie professionali, eccezion fatta per il born out non ancora adeguatamente disciplinato. I dati 2013 riferiti alle lavoratrici di tutti i settori produttivi nella provincia di Reggio mostrano come dalle 341 malattie professionali del 2009 si sia passati alle 450 del 2013, mentre gli infortuni siano passati dai 4.124 del 2009 ai 3.335 del 2013.
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