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Parmigiano Reggiano, lotta ai falsi e alle "poltrone"

Manifestazione a Bologna della sigla regionale, indetta per protestare contro le imitazioni. Bordate anche al Consorzio: «Nessuna reazione dei vertici di fronte alla concorrenza sleale»

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REGGIO EMILIA  «Mentre la produzione di similgrana nel mondo ha sorpassato per la prima volta i prodotti originali, provocando il calo delle esportazioni, non ci sono reazioni da parte del Consorzio che per statuto ha proprio il compito di tutelare il Parmigiano Reggiano». La denuncia è di Coldiretti Emilia Romagna che ieri, nel giorno della manifestazione in piazza a Bologna contro le imitazioni del formaggio, ha invocato una inversione di rotta e di una assunzione di responsabilità da parte di chi ha il compito prioritario di promuovere e valorizzare questo grande formaggio.

«Il calo dei consumi e il crollo dei prezzi stanno falcidiando i redditi degli allevatori da oltre un anno - attacca il presidente di Coldiretti regionale Mauro Tonello - ma in tutta questa situazione il Consorzio del Parmigiano Reggiano sembra ostaggio di una gestione personalistica, concentrata a difendere poltrone e interessi di piccolo cabotaggio, con i massimi dirigenti che restano barricati nella loro torre d'avorio mentre fuori la situazione delle aziende si aggrava».

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«Mentre ha chiuso una stalla su quattro dall'inizio della crisi - prosegue Tonello - il Consorzio non può continuare a giocare al mercante in fiera, dedicandosi ad estemporanee e rischiose attività commerciali, che vanno a pesare sempre nelle tasche dei produttori, e abbandonando ad altri il ruolo di tutela e valorizzazione del prodotto».

Secondo i dati Coldiretti gli acquisti nella grande distribuzione e nel dettaglio tradizionale, sono diminuiti del 2,2% per cento del Parmigiano Reggiano, del 12,6% del Grana Padano, mentre sono aumentati dell’1,5% altri grana non a denominazione d’origine. «Si tratta di una concorrenza sleale - ha detto Tonello - nei confronti degli autentici Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari. Il danno che queste imitazioni comportano per il nostro Paese, non riguarda solo l’agricoltura ma tutta la società, soprattutto in termini di occupazione per migliaia di nostri giovani».

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La crisi si è aggravata con la situazione di mercato nell’ultimo anno quando il prezzo pagato ai produttori di Parmigiano Reggiano per il prodotto stagionato 12 mesi è diminuito del 20%, passando dai 9,12 euro del gennaio 2014 ai 7,31 euro di fine dicembre 2014. I prezzi – rileva Coldiretti Reggio Emilia – sono precipitati al di sotto dei costi di produzione, erodendo i redditi delle poco più di 1.000 aziende rimaste in provincia (3.348 aziende nel comprensorio). «Con questi prezzi di mercato un’azienda zootecnica media sostiene costi di produzione che inducono ad una perdita che si attesta tra 1,50 e 3 euro per ogni chilo di formaggio» commenta il direttore di Coldiretti Reggio Alessandro Scala.

Tuttavia del calo del prezzo all’origine non ne hanno potuto beneficiare neppure i consumatori perché al consumo i prezzi hanno avuto solo lievissime variazioni. Sui 60 miliardi di euro di valore dell’italian sounding nel mondo - rileva Coldiretti regionale - ben 8 miliardi riguardano l’Emilia Romagna. Se ci fosse la possibilità di recuperare il mercato di questi falsi, «si potrebbero recuperare solo nella nostra regione 30 mila posti di lavoro».

Ieri mattina in piazza XX Settembre a Bologna, con i numerosi produttori reggiani e al direttore di Coldiretti Alessandro Scala, erano presenti anche Alessio Mammi, consigliere provinciale con delega all’agricoltura, Ottavia Soncini, consigliere regionale e vice-presidente dell'Assemblea legislativa, Gianfranco Rinaldi, sindaco di Casina e Tiziano Merli vice sindaco di Baiso.

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