Stop alle offerte, si punta su qualità e legalità
Svolta contro i ribassi: «Servono più garanzie». Al vaglio eventuali infiltrazioni criminali
REGGIO EMILIA. L’appalto al massimo ribasso ha fatto il suo tempo. Vuoi perché è stato introdotto appena dopo Tangentopoli o perché nel frattempo le indagini, anche di questi giorni, mostrano che quel meccanismo non tutela rispetto alle infiltrazioni malavitose. Una consapevolezza che ha fatto strada anche nel Comune di Reggio, che ieri ha visto la Commissione consiliare Affari generali affrontare il tema degli appalti e del controllo dei sub appalti, con la partecipazione del vice sindaco e assessore agli Affari generali Matteo Sassi e del dirigente Roberto Montagnani. «La nostra idea - ha detto Sassi - è quella di superare in maniera strutturale il ricorso alla procedura del massimo ribasso, per andare all’adozione del sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa. E’ noto che intendiamo lavorare su questo tema anche alla luce di quanto è avvenuto e visto che l’appalto al massimo ribasso era stato introdotto proprio a tutela della legalità al tempo di Tangentopoli, è ora necessario il suo superamento per lavorare sulla prevenzione». Superare il massimo ribasso, ha poi spiegato, «è un modo per aumentare la prevenzione rispetto alle infiltrazioni malavitose, così come lo è il rinnovo del Protocollo sulla legalità con la Prefettura su cui sta lavorando il Comune e nel quale si fissano nuove regole sia per l’urbanistica sia per l’apertura di nuove sale giochi e vlt. Ciò significa adottare il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa che mette assieme il valore economico e una serie di criteri qualitativi dell’azienda che si è aggiudicata l’appalto».
Dopo la bufera dell'inchiesta Aemilia, il Movimento 5 stelle ha ottenuti un’operazione trasparenza su tutti i contratti di appalto e subappalto del comune di Reggio e delle sue partecipate. Alla seduta di ieri ne seguiranno però altre due, dedicate ai contratti di appalto specifici dell'amministrazione, a quelli delle società partecipate e, «piatto forte» a verificare se aziende coinvolte nell'indagine della direzione antimafia di Bologna abbiano avuto rapporti con l'ente di piazza Prampolini. Il ciclo di commissioni prende le mosse da una mozione approvata circa un mese fa dal consiglio comunale con prima firmataria la consigliera pentastellata Paola Soragni. Il documento era stato appoggiato anche da Cesare Bellentani, civico della lista Magenta, e da Salvatore Scarpino del Pd. Una parte della riunione era inoltre dedicata all'esame dei protocolli antimafia a cui il comune ha già aderito.
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