«Il lavoro sta ripartendo non solo grazie al Job’s Act»
Filippo Taddei: quasi 120mila occupati in più, dopo aver perso un milione di posti di lavoro dal 2008, non è un risultato in sé per cui brindare, ma ci sono tanti segnali positivi
REGGIO EMILIA. «Quasi 120mila occupati in più, dopo aver perso un milione di posti di lavoro dal 2008, non è un risultato in sé per cui brindare, ma ci sono tanti segnali positivi di un’inversione di tendenza, in particolare nelle aree forti, e ora si tratta di far ripartire tutto il paese». Il responsabile nazionale Economia e lavoro del Pd Filippo Taddei - che stasera alle 21 sarà alla sala Rodari di Campagnola assieme al responsabile economico del Pd reggiano Giacomo Bertani, per discutere di “Job’s Act e di politica economica” - fa il punto di quanto è stato fatto e di quanto ancora resta da fare perché l’Italia agganci la ripresa.
Partiamo dalla nostra regione...
«Da noi dove c’è un diffuso saper fare, dalla meccanica al biomedicale e i segnali postivi sono più marcati, ci sono le condizioni per ripartire più velocemente. Dove c’è export, c’è anche più innovazione e capacità di competere e dove c’è la parte più dinamica del paese si è ripartiti. Ora si tratta di far ripartire il resto».
Solo merito del Job’s Act?
«Tutto questo risente in minima parte dell’attività del governo perché il cambiamento radicale con la legge di stabilità, il taglio Irap e il Job’s Act nel mese di gennaio hanno solo iniziato a incidere. Questo ci sta però dicendo che su quest’Italia, le scelte politiche che abbiamo compiuto daranno una spinta ulteriore. Siamo solo all’inizio».
Eppure le misure sono criticate da più parti.
«Il nuovo assegno di disoccupazione che dura 24 mesi, sono strumenti di sostegno al reddito, poi arriverà l’assegno sociale a sostegno di quei lavoratori che non avranno trovato occupazione in quel periodo».
Come possiamo sfruttare la congiuntura favorevole?
«Il calo del prezzo del petrolio, il deprezzamento dell'euro e le misure della Bce sono un’opportunità da non sprecare e dobbiamo far sì che il paese possa coglierla per cambiare in maniera strutturale. La prossima sfida è già in corso sul mercato del lavoro, per disincentivare le forme di lavoro precario e stiamo lavorando alla riforma della cassa integrazione. Abbiamo già inviato alla Camere anche il decreto sulla conciliazione degli orari di vita e di lavoro. Stiamo lavorando su una riforma del lavoro che va ben oltre l’articolo 18».
E le partite Iva?
«L’impegno di Renzi è quello di rivedere il regime dei minimi in maniera più favorevole ai lavoratori autonomi rispetto a quanto fatto con la Legge di stabilità».
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