Ludopatia, la scuola reggiana è in ritardo
A riconoscerlo la dirigente Silvia Menabue: «Viene affrontato il tema delle dipendenze ma non ci sono progetti specifici»
REGGIO EMILIA. Gli esperti non hanno dubbi: il gioco d'azzardo incomincia a irretire i ragazzi dall'età dell'adolescenza, fra i quattordici e i diciotto anni, ma la precocità dell'approccio a Internet mette a rischio anche i più giovani. Quando qualsiasi modo di tracorrere il tempo libero assume l'aspetto seducente dell'innocuo divertimento, si possono instaurare abitudini pericolose. Così il fenomeno abbastanza recente della ludopatia rischia di aggiungersi alle altre dipendenze che minacciano la formazione della personalità nell'età evolutiva, il tabagismo, l'alcool, la droga e la stessa connessione alla rete multimediale.
La scuola, però, stenta ancora a riconoscere i termini del problema anche perchè, a differenza degli spinelli, le scommesse a pagamento non penetrano all'interno degli edifici scolastici, ma rimangono confinate nelle abitazioni e nei luoghi frequentati dagli studenti nel tempo libero. Perciò, almeno nelle scuole della nostra provincia, finora non sono stati messi in atto progetti specifici di prevenzione.
«La ludopatia - spiega Silvia Menabue, dirigente dell'Ufficio scolastico regionale per le province di Modena e Reggio - viene trattata dalle scuole all'interno degli interventi di contrasto di qualsiasi tipo di dipendenza. La consuetudine dei giovani con gli strumenti multimediali accresce sensibilmente il rischio. La Rete può indurre comportamenti patologici e compulsivi, contro i quali i soggetti educativi devono impegnarsi a fondo, in collaborazione con le associazioni (Ceis, centro sociale Giovanni XXIII) che se ne occupano specificamente».
Le istituzioni educative hanno, a tale riguardo, un proprio ambito d'intervento che può essere molto efficace soprattutto nei confronti del gioco d'azzardo. Si tratta dello sviluppo e dell'affinamento della razionalità. E' facile, infatti, dimostrare con strumenti matematici elementari che chi gioca sistematicamente è inesorabilmente destinato a perdere. Ma ciò deve avvenire in un quadro educativo più ampio.
«Il ruolo della scuola - insiste Silvia Menabue - è volto alla costruzione complessiva della personalità, che faccia leva su competenze tali da gestire il rischio della dipendenza dal tabacco, dall'alcool, dalla droga e dal gioco d'azzardo. Il rischio non può essere totalmente eliminato, ma viene fortemente ridotto quando la personalità del ragazzo si struttura con strumenti critici. Allora egli viene posto in grado di affrontare il problema con consapevolezza, evitando di cadere in comportamenti irrazionali».
E' un compito da assolvere nell'intero arco della formazione scolastica, ma con una particolare attenzione agli ultimi anni delle medie e ai primi anni delle superiori. «Non c'è dubbio - chiarisce Silvia Menabue - che l'esposizione maggiore alle dipendenze, quindi anche alla ludopatia, si verifichi nell'età adolescenziale, quando i ragazzi sono portati a vivere le proprie esperienze come una sfida continua alle regole e ai limiti, che si vorrebbero superare».
Intanto la scuola reggiana dimostra una sostanziale arretratezza rispetto a molte altre province in cui la lotta al gioco d'azzardo entra già a far parte degli interventi educativi. «Non mi risulta che gli istituti comprensivi della fascia dell'obbligo - riferisce il dirigente Daniele Cottafavi, che ne è coordinatore - abbiano attuato progetti specifici». Lo stesso dicasi degli istituti superiori. Non è al corrente di iniziative del genere neppure Valerio Messori, preside del Nobili, cioè di una scuola del polo di via Makallè entrato recentemente nella cronaca perchè si è cercato invano di impedire l'apertura della sala giochi di viale Regina situata nelle sue vicinanze. A Modena, invece, un anno fa è stato portato in scena per gli studenti lo spettacolo "Fate il nostro gioco", allestito da Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico dell'università di Torino, che dimostrano in maniera divertente quanto sia estremamente improbabile vincere al gioco.
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