’Ndrangheta, carcere duro a 5 capi clan
Rischio di contatti tra i vertici della cupola reggiana: il ministro ha disposto il 41bis per Sarcone e altri esponenti di spicco
REGGIO EMILIA. Abitano tra Reggio Emilia, Bibbiano, Brescello e la Calabria, e sono considerati i capi bastone delle cosche - Grande Aracri in primis - che fanno affari in Emilia. Cinque persone che gestivano il business e i rapporti dell’associazione mafiosa di stampo ’ndranghetista finita al centro dell’inchiesta Aemilia. Per meglio disarticolare il clan, la Dda di Bologna ha chiesto e ottenuto l’applicazione del carcere duro per cinque dei 117 arrestati nell’ambito dell’inchiesta, considerati i colonnelli della cupola.
Si tratta di Nicolino Sarcone, Antonio Gualtieri, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna e Michele Bolognino, tutti accusati di associazione di stampo mafioso. A concedere l’applicazione del 41bis è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha usato il pugno di ferro dando ragione alle tesi accusatorie mosse del sostituto procuratore dell’antimafia bolognese, Marco Mescolini.
Secondo il provvedimento firmato dal ministro della Giustizia, «quando il crimine origina non dalla volontà del singolo ma dalla pianificazione che del crimine effettua un soggetto organizzato, la sicurezza può essere raggiunta solamente attraverso lo smantellamento dell’apparato organizzato e l'interdizione della trasmissione degli ordini da uno all'altro dei suoi organismi».
A tale scopo, prosegue il provvedimento di applicazione, «è indispensabile differenziare il trattamento penitenziario di taluni soggetti, al fine di escludere o limitare grandemente la possibilità di contatti tra loro, sospendendo l'applicazione di alcune ordinarie regole previste dall'ordinamento penitenziario».
La concessione dell’isolamento conferma l’impianto delle accuse confluite nell’inchiesta, che ha visto il susseguirsi di alcune scarcerazioni in questi giorni - sarebbero quindici quelle finora disposte dal tribunale del Riesame - mentre prosegue a pieno ritmo l’attività investigativa. La procura ha ricostruito finora una parte consistente dei rapporti nella consorteria criminale.
I cinque uomini messi al vertice della cupola - con doppia base in Calabria e a Reggio Emilia - sono accusati di aver diretto i giochi affidando incarichi agli affiliati, gestendo attività sia criminali, sia apparentemente lecite «curando i rapporti direttamente con Nicolino Grande Aracri» pur mantenendo un certo grado di autonomia. Non si tratta di cani sciolti, quindi, ma di a disposizione del clan, che a Reggio hanno insediato imprese (quelle di Sarcone già oggetto di un sequestro preventivo dell’antimafia). L'ordinanza per associazione di tipo mafioso è stata confermata anche per Pasquale Brescia, Alfonso Martino, Sergio Bolognino e Pasquale Battaglia. (e.l.t.)
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