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Ndrangheta, una donna ancora latitante dopo un mese

di Elisa Pederzoli
Ndrangheta, una donna ancora latitante dopo un mese

È Karima Baachaoui, segretaria di Antonio Blasco. Il difensore ha fatto istanza al Riesame

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REGGIO EMILIA. E’ l’ultima latitante dell’Operazione AEmilia: è Karima Baachaoui, 32enne di origine tunisina residente a Reggio. Segretaria di Gaetano Blasco. Il gip Alberto Ziroldi nell’ordinanza che ha fatto scattare i blitz tra Emilia e Calabria, lo scorso 28 gennaio, aveva chiesto anche per lei l’arresto e la custodia in carcere. Ma quando i carabinieri la sono andati a cercare a casa non l’hanno trovata. E a tutt’oggi, la giovane donna risulta latintante.

A Bologna il suo legale, l’avvocato Nicola Tria, ha fatto ricorso al Riesame chiedendo per lei l’annullamento dell’ordinanza di custodia asserendo l’assenza di gravi indizi. Anche a Karima Baachaoui l’inchiesta dei carabinieri coordinata dalla Dda di Bologna contesta il reato di associazione di stampo mafioso.

Il giudice per le indagini preliminare scrive che la donna era «a totale disposizione» di Gaetano Blasco. E che, per tanto, avrebbe partecipato a numerose riunioni con tutti gli esponenti apicali del “sodalizio”: alla presenza, dunque, di Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto. E’ a loro, secondo gli investigatori, che avrebbe offerto la propria «opera professionale», concorrendo a una serie di reati.

Secondo chi indaga, la donna sapeva dell’organizzazione e sapeva ciò a cui stava concorrendo. Soprattutto, quando si parla di «reimpiego» di denaro e beni. A lei infatti spettava la gestione dei conti sia societari che personali riconducibili a Blasco, padre e figlio, e ad Antonio Valerio. Alla 32enne viene contestato anche di aver redatto materialmente «tutte le fatture per operazioni inesistenti, strumentali per la definizione delle triangolazioni finanziare fittizie o per giustificare movimentazioni di denaro».

A Karima Baachaoui si contesta anche il reato di estorsione in concorso, nella riscossione di alcuni debiti vantati dal Blasco per alcuni lavori eseguiti. Il suo nome è nella lista dei 117 che, il 28 gennaio scorso, sono stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un inchiesta che mette in evidenza l’esistenza di un’organizzazione ’ndraghetista emiliana. Calabrese di origine, ma indipendente. E dove Gaetano Blasco è uno degli organizzatori che risponde a uno dei capi principali: Nicolino Sarcone, da Bibbiano.

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