Gazzetta di Reggio

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IN CATTEDRALE

Il vescovo incontra i giovani per una quaresima condivisa

Il vescovo incontra i giovani per una quaresima condivisa

REGGIO EMILIA. Una Quaresima di fede condivisa, concreta e vissuta a pieno è quella proposta dal vescovo Massimo Camisasca che ieri sera ha chiamato a sé tutti i giovani, e non solo, della Diocesi di...

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REGGIO EMILIA. Una Quaresima di fede condivisa, concreta e vissuta a pieno è quella proposta dal vescovo Massimo Camisasca che ieri sera ha chiamato a sé tutti i giovani, e non solo, della Diocesi di Reggio e Guastalla “per camminare insieme verso la Pasqua”. Quello in Cattedrale è ormai un appuntamento fisso che dopo il primo incontro dedicato a San Pietro e al suo tradimento, ha proposto ieri sera una nuova attuale domanda a partire dalla figura del Cireneo: è possibile portare i pesi nostri e i pesi degli altri? Gli altri due momenti, previsti nelle date del 13 e 20 marzo, saranno dedicati al rapporto tra Gesù e la Maddalena, interrogandosi su quali siano i passi dell'amore, e alle figure del centurione e dei due ladroni: come possiamo rinascere dopo la morte? A cosa siamo destinati? Le catechesi sono sempre precedute dalle confessioni a partire dalle 20, con il vescovo e altri sacerdoti a disposizione della cittadinanza.

Al centro la Parola e le parole, dal Vangelo al commento di monsignor Camisasca che palesa ogni volta di più la sua volontà di essere fra i giovani e per i giovani con indicazioni concrete. «Mentre Gesù sale sul monte Calvario portando il pesante legno della Croce - ha detto il vescovo a proposito del cireneo e dell'essere protagonisti della salvezza del mondo - il suo corpo sembra cedere sotto i colpi della terribile flagellazione che ha ricevuto e forse, più ancora, sotto i colpi degli scherni, della solitudine, del male degli uomini che pesa immensamente sopra di lui. I soldati romani, che devono portare il condannato vivo fino al luogo del supplizio, scelgono un africano di passaggio, un uomo della Cirenaica, che tutto voleva tranne quel compito. Stava tornando a casa dal lavoro in campagna e lo costringono. L'episodio mi fa venire alla mente tutte le volte in cui piombano su di noi delle fatiche, della prove, delle croci appunto, che non avremmo voluto e che non vorremmo portare. Forse Simone di Cirene è stato scelto da Dio, attraverso i militari della Roma imperiale, proprio per insegnarci qualcosa di importante per la nostra vita presente. Durante la sua vita terrena Gesù, senza necessariamente presagire quale sarebbe stata la sua fine, ha parlato della croce che ciascuno deve prendere su di sé, della necessità che ha ciascun uomo di aprirsi e donare una parte di sé per il bene di tutti. Chi cercherà di conservare la sua vita la perderà, ma chi la perderà la conserverà vivente».(f.m.)

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