Tornano i bivacchi davanti al Valli
Da alcuni giorni i gradini del Teatro municipale sono di nuovo meta del gruppo di sbandati che prima si era stabilito nella zona di via Filzi
REGGIO EMILIA. E' di nuovo allarme degrado nella zona del Parco del Popolo. In particolare sui gradini del Teatro Valli hanno di nuovo trovato casa quelle persone che - da anni alle prese con problemi di alcol e droga - fino a poco tempo fa avevano il loro ritrovo, in un'altra zona della città, quella compresa tra via Fabio Filzi e piazza duca d'Aosta, a Porta Santo Stefano.
Venerdì mattina, praticamente tutti i gradini del Valli erano occupati: oltre al gruppo "storico", c'erano anche mamme con bambini. E c'era pure qualcuno che schiacciava un pisolino. Una scena che ha colpito - negativamente - più di un cittadino, arrivato in piazza nel giorno di mercato. E che non è sfuggita nemmeo ad alcuni turisti, in difficoltà nel tentativo di scattare una foto ricordo del nostro teatro.
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E qualcuno, come documentano le foto che pubblichiamo sul sito, ha chiamato anche la polizia municipale. Che peraltro non ha che preso atto della situazione.Invero, non è soltanto una questione di immagine per la città, lo sanno tutti. La questione è quella che si ripropone ciclicamente a proposito di questo gruppo di persone che viene spostato a colpi di ordinanza da un punto all'altro del centro cittadino.
Ordinanze che hanno finora avuto l'unico effetto di delocalizzare situazioni di degrado: dalla zona del Parco del Popolo a quella di Largo degli Alpini, fino a via Filzi e dintorni e ora di nuovo a due passi dal Valli. Una sorta di gioco dell'oca in cui nessuno vince e soprattutto, nessuno risolve - o meglio, governa - il problema. E, come è accaduto in questi giorni, si ritorna al punto di partenza.
In particolare, quest’ultima “transumanza” avrebbe avuto per fattore scatenante un gravissimo fatto di cronaca, avvenuto nei giorni scorsi quando un papà si è visto strappare il figlio dalle mani da un bandito che, per rapinare l’adulto non ha esitato a minacciare il bambino puntandogli un coltello alla schiena. Un fatto che ha scosso una città intera, e che è avvenuto a pochi passi da via Filzi.
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Un fatto in cui il “gruppo” dei senza fissa dimora che bazzicava da quelle parti non ha avuto assolutamente alcun ruolo. E nonostante ciò, l’immediata reazione delle forze dell’ordine, la “caccia all’uomo” che si è aperta in quelle ore per le strade di Santo Stefano e dintorni, hanno spinto il “gruppo” ad emigrare ancora, ritrovandosi peraltro in quella che era stata, all’indomani del trasferimento del Sert (il Servizio bassa soglia dell’Ausl per le dipendenze) ora a San Marizio, la loro prima destinazione, ovvero il Parco del Popolo.
Di questo spostamento è al corrente anche il Comune che assieme all’Ausl e alle forze dell’ordine sta cercando da tempo una soluzione a questo problema. E tutti questi anni passati da un “trasloco” all’altro hanno se non altro dimostrato che una medicina unica non c’è.
«Ecco perché - sottolinea il vice sindaco e assessore al welfare Matteo Sassi - le ordinanze e i controlli della polizia continueranno, anche in risposta alle diverse emergenze che dovessero sorgere». Insieme a questa azione di controllo e repressione dei reati e delle situazioni di degrado, il Comune sta lavorando a un progetto che punta a una maggior inclusione sociale di queste persone.
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In campo ci saranno gli operatori dell’Unità di prossimità dei servizi sociali del Comune: «Oltre ai problemi e ai disturbi già certificati - spiega Sassi - questo gruppo di persone si caratterizza anche per il fatto di essere sostanzialmente inoccupato. Hanno un sacco di tempo e lo impiegano male, lasciandosi in qualche modo trascinare dalla loro condizione. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgerli in alcune attività, anche con lo scopo di dividere il gruppo che quando è troppo affollato, finisce per creare problemi».
Gli operatori del Comune avranno quindi il compito di coinvogere queste persone in attività che le tenga impegnate lungo la giornata. «E cercheranno - spiega ancora Sassi - di svolgere queste attività in diversi punti della città che abbiano il più basso impatto possibile sul resto della cittadinanza».
La bella stagione, quando arriverà, darà una mano. Intanto il Comune mette in campo un’altra misura, che riguarda la struttura, alla periferia della città, che già accoglie, la notte, una parte di queste persone, ovvero quelle che non hanno fissa dimora.
Si tratta di una struttura, con dodici posti letto che per ora è aperta a queste persone soltanto la sera. «Il progetto prevede di ampliare l’apertura di questa struttura anche nelle prime ore del pomeriggio» spiega Sassi.
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