Viabilità a San Prospero, ogni residente ha la sua ricetta
L’assessore Tutino tra i cittadini: «Valuteremo in questi giorni le proposte, ma deve prevalere il buonsenso»
REGGIO EMILIA. «La viabilità non è una scienza esatta. Per trovare delle soluzioni efficaci bisogna avere un approccio laico e aperto, e fare delle prove». Parola di Mirko Tutino. Ma oltre ad ascoltare le opinioni dei cittadini («Perché – spiega – dai colloqui possono emergere riflessioni interessanti e alternative che non erano state prese in considerazione»), l’assessore vuole toccare con mano le situazioni più problematiche, e vederle con i propri occhi. Ieri mattina, per esempio, è andato a San Prospero Strinati con l’ingegnere Alessandro Meggiato.
I due, guidati da Michele Lagano e Marco Grasselli del Comitato via Zanibelli, hanno percorso il gomitolo di strade del quartiere, valutando i nodi critici e fermandosi a parlare con i cittadini che, incuriositi dal piccolo corteo, si sono affacciati alla finestra o al cancello della propria abitazione. Tutino e Meggiato hanno ascoltato le opinioni di tutti perché, come più volte sostenuto dall’assessore, «la situazione è complessa e ognuno ha un personale punto di vista legato alle proprie abitudini e ai propri bisogni».
Il tour. Il “pellegrinaggio” per San Prospero inizia alle 7.30: l’assessore Tutino e l’ingegnere Meggiato arrivano davanti alla lavanderia “Servizi 3 più” di via Ferravilla e vengono accolti da Marco Grasselli e Michele Lagano. Il tempo per un caffè – d’obbligo, vista l’ora – e si parte. I quattro si incamminano a piedi lungo via Ferravilla, parlando di viabilità tra il passaggio di un treno e l’altro. La prima tappa è la “Banana” (il nomignolo è quello usato dagli abitanti di San Prospero), ovvero lo spartitraffico realizzato alla fine di via Ferravilla per impedire agli automobilisti di imboccare via Zago nonostante il divieto.
«La cosiddetta “banana” è stata costruita nel 2013 – spiega Tutino – ma ha avuto degli effetti collaterali imprevisti. Nonostante lo spartitraffico la gente non ha smesso di fare lo sgobbo, anzi. Gli automobilisti proseguivano su via Ferravilla, facevano un’inversione a “u” dopo l’isola pedonale e tornavano indietro per svoltare a destra su via Zago. E non lo facevano in due o tre, ma in centinaia al giorno. La chiusura di via Ferravilla decisa con il provvedimento del 21 febbraio – aggiunge l’assessore – è stata pensata anche per questo motivo».
Mentre il gruppetto è fermo a discutere, infatti, un’auto rallenta e dal finestrino abbassato una donna conferma: «Abito qui, nell’ultimo tratto di via Ferravilla, e sono contenta che la strada sia stata chiusa. Ogni giorno, quando uscivamo da casa, rischiavamo di fare un frontale con quelli che facevano l’inversione. Per non parlare di tutte le volte che hanno centrato i nostri cancelli. Certo è – conclude prima di andarsene – che adesso possiamo uscire solo da via Zago e per andare su via Ferravilla siamo costretti a fare tutto il giro da via Samoggia e via Pezzana».
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La proposta. Michele Lagano, allora, prende la palla al balzo e avanza la proposta del Comitato via Zanibelli: «Per ovviare a questi problemi – afferma con una mappa in mano – si potrebbe riaprire via Ferravilla e trasformare la “banana” in una vera rotatoria. La nostra idea – prosegue – è quella di riaprire via Reiter e via Zago con un senso unico in direzione via Ferravilla-via Samoggia, e via Modena (la strada del forno) con senso unico in direzione via Samoggia-via Ferravilla.
In questo modo ci sarebbero due strade per andare da via Ferravilla a via Samoggia (ossia via Reiter e via Zago), e due strade per andare da via Samoggia a via Ferravilla (ovvero via Pezzana e via Modena). Ci sembra una soluzione equa e soprattutto funzionale, perché più strade ci sono e più il traffico si spalma». «In realtà – risponde l’ingegnere Meggiato mentre la combriccola si rimette in marcia – gli automobilisti scelgono sempre la strada più diretta e veloce. Via Modena era stata chiusa, nel 2013, perché tutto il traffico passava da lì ed era diventato insostenibile».
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Seconda tappa. La seconda tappa del tour, in via Zago, permette di osservare le due strade “incriminate” toccate dal provvedimento del 21 febbraio. «Sono molto strette – commenta Tutino – e prive di marciapiede». «Il problema del traffico – gli fa eco Meggiato – è che è irrazionale. Nonostante fossero stradine davvero piccole, con tanto di posteggi a scacchiera, quando erano aperte passavano tutti da qui. L’obiettivo della nostra sperimentazione è vedere se è possibile disincentivare il traffico di passaggio, quello esterno per capirci, costringendo gli automobilisti a fare un percorso più lungo e tortuoso. La tangenziale taglierebbe la testa al toro e sicuramente permetterebbe di sgravare San Prospero da parecchio traffico – ammette – ma adesso bisogna fare come si può. E forse i residenti potrebbero anche accettare di fare qualche centinaio di metri in più a fronte di un beneficio maggiore».
Anche perché mettere d’accordo tutti è davvero un’impresa impossibile.
I pareri. A distanza di pochi metri, infatti, Tutino e Meggiato raccolgono opinioni non solo differenti ma assolutamente contrapposte. C’è il carrozziere, che chiede di riaprire via Modena. E c’è il residente in via Modena che afferma: «Prima del 2013, quando la strada era aperta, sembrava di essere in autostrada». Per arrivare all’ultima tappa, in piazzetta degli Strinati, il gruppo si incammina lungo via Pezzana. Sono le otto e le auto di passaggio iniziano a essere più numerose.
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«Via Pezzana è la più larga di tutte e ha marciapiedi da ambo i lati che garantiscono la sicurezza dei pedoni – commenta Tutino – ma comunque questo traffico resta importante». Anche perché, noncuranti del limite dei trenta chilometri orari, gli automobilisti sfrecciano come fossero in un circuito. Arrivati in piazza, i motivi dei frequenti ingorghi descritti dal comitato risultano evidenti.
«Per prima cosa occorre riportare gli stalli paralleli ai marciapiedi, e non a pettine come sono ora – commenta l’ingegnere Meggiato – e poi bisognerà prendere in considerazione l’ipotesi di spostare di qualche metro la fermata dell’autobus su via Samoggia, che si trova proprio di fronte a piazzetta degli Strinati». Completato il giro del quartiere e salutati i cittadini che si sono accodati al corteo e hanno partecipato alla spedizione con opinioni e commenti, l’assessore torna in Comune. «Ci prenderemo alcuni giorni per valutare le proposte avanzate dal comitato e per fare le nostre valutazioni – dice – sempre con approccio aperto e laico». Che non farebbe male, in fondo, nemmeno ai cittadini.
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