Gazzetta di Reggio

Reggio

la polemica

L’esperto demolisce la mitologia del «chilometro zero»

di Claudio Corradi
L’esperto demolisce la mitologia del «chilometro zero»

Il professor Giulio Zucchi: «Basta falsi miti, è più impattante sull’ambiente della grande distribuzione»

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Oltre 50 giornalisti hanno potuto ascoltare le chiare parole dell’emerito professor Giulio Zucchi dell’università di Bologna in occasione dell’incontro di formazione sugli aspetti dell’Expo che si è svolto sabato scorso alla Tenuta Rampata della Medici Ermete a Montecchio. Un discorso intriso di esperienza ma al tempo stesso dalla carica di entusiasmo e di lungimiranza che ha saputo esternare.

Il professor Zucchi la nostra provincia, per il suo ruolo accademico, la conosce profondamente assieme a tutte le problematiche della ricerca in agricoltura e della sua applicazione pratica. Forte della sua autorevolezza scientifica il professor Zucchi ha potuto esprimersi in modo chiaro e diretto toccando temi talvolta scomodi e che rischiano di urtare le linee di pensiero di massima tendenza. Ma la ragione scientifica ed economica - ha sostenuto - deve comunque prevalere anche a costo di perdere consenso fra i lettori che spesso non gradiscono vedere scritto nero su bianco tesi differenti da quelle che avrebbero voluto sentirsi raccontare.

«Se però il modo non sarà tropo crudo e brutale – raccomanda Zucchi – i lettori non gireranno pagina ed a quel punto avrete fatto corretta informazione». Parlando di Expo e di agroalimentare, soprattutto in terra reggiana, gli esempi concreti possono essere molti e tutti efficaci.

Parmigiano Reggiano. A proposito di Parmigiano Reggiano il professore ha ricordato ai presenti che in 60 anni di attività di crisi ne ha viste parecchie e sempre scaturite dalle stesse motivazioni. Il vero problema è sempre il rapporto domanda ed offerta. La soluzione è quella di effettuare una analisi realistica testando i consumi per avere una proiezione delle tendenze. In funzione di questo andrà dimensionata la domanda e l’offerta. Non ci sono altre soluzioni alla crisi ed ai produttori va detta la verità.

«Se non saremo in grado di realizzare filiere di dimensioni adeguate ad influenzare il mercato – afferma Zucchi - resteremo dove siamo. Dobbiamo smettere di pensare a priori che chi produce è buono, chi trasforma un poco di meno e chi commercializza è cattivo. Ognuno fa il proprio mestiere. In questa terra di cooperazione la reazione all’attuale problema del Parmigiano Reggiano deve essere adeguata al momento storico ed in grado di determinare un reale salto di qualità tenendo conto che in economia esiste la competizione e non la democrazia. In questo momento fa benissimo il Consorzio a voler ridurre la produzione: lo avesse fatto prima».

Suinicoltura. Anche i problemi della suinicoltura secondo il professor Zucchi sono in buona parte responsabilità dei produttori. «Dispiace, certo, vi capiamo – premette l’esperto - ma sta a voi cambiare strada. Non è possibile che dal Consorzio del prosciutto di Parma arrivino dati che dicono che il 30% di cosce sono inidonee ed il restante 70% presenti una variabilità considerata eccessiva». Stessa cosa per i prosciutti cotti nella produzione dei quali siamo leader di tecnologia, quella che esportiamo, ma non di materia prima che viene dall’estero perché, a dispetto della nostra, è in grado di garantire l’omogeneità totale e costante che in questo processo produttivo è vitale.

Expo. La risposta principe ai temi di Expo 2015 secondo Zucchi è il miglioramento genetico ed in particolar modo gli Ogm. Anche questa è una affermazione impopolare che denuncia con fermezza che è giunto il momento di abbandonare il nostalgico conservativismo.

«Oggi le tecniche di miglioramento genetico sono più raffinate – puntualizza il professore – e ci offrono gli strumenti per cambiare il genoma in modo consapevole e non casuale. Da 15 anni le popolazioni mangiano Ogm ed anche noi, magari senza saperlo, lo abbiamo sicuramente fatto. Non ci sono motivi di perplessità. In Europa gli Ogm ci saranno solo per gli stati che li vogliono, l’Italia ha detto no. Stiamo perdendo opportunità per il settore agricolo condotto in questo modo al suicidio in funzione di una imposta competitività ridotta che condurrà sicuramente a maggiori importazione e magari proprio di prodotti Ogm».

Chilometro zero. «Deve essere chiaro per tutti i consumatori che le produzioni non biologiche non sono artificiali – prosegue nella sua disamina Giulio Zucchi – e che il termine biodiversità, utilizzato spesso impropriamente, significa variabilità genetica. Da sempre l’evoluzione ci ha dimostrato che solo chi si adatta sopravvive»”. D’altro canto i dinosauri sono spariti da un pezzo e la salvaguardia della biodiversità è soprattutto una moda che fa business. La “museologia” secondo il professore può essere un hobby od una nicchia ma la vera agricoltura è un’altra cosa, perché «chi non si rinnova tecnologicamente chiude».

Purtroppo però siamo tutti esperti del settore e profondi intenditori che però facilmente scivoliamo nel ridicolo. Il chilometro zero per esempio - secondo Zucchi – è ambientalmente più impattante rispetto al classico commercio della Gdo (grande distribuzione organizzata) che con gli stessi quantitativi di energie e di inquinanti, questo è il frutto di una ricerca specifica del professore, movimenta una enormità di prodotto in più. «Pensiamo a chi fa 10 km in auto per andare a comprare tre chili di pere e poi va al supermercato a comprare il detersivo. Senza dimenticare il livello di garanzia offerto sulle produzioni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google