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La droga corre in chat, 17enne arrestato

La droga corre in chat, 17enne arrestato

Casina: usava un linguaggio “scolastico” su whatsapp e messenger per vendere hascisc e marijuana ad altri minorenni

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CASINA. “Pagina” stava per dose, “capitolo” per gli euro e la “scrittura” per la qualità.

Si erano inventati un linguaggio originale e ben mimetizzabile, un 17enne di Casina accusato di spaccio di stupefacenti e una dozzina di suoi clienti, tutti adolescenti, con pochissimi maggiorenni.

Ed era difficile, vista la loro età, pensare che queste conversazioni – che avvenivano in chat attraverso i telefoni cellulari – non parlassero davvero di scuola. Ora la rete è stata scoperta, e venerdì mattina i carabinieri di Casina hanno messo agli arresti domiciliari il 17enne che vive in paese.

I militari si sono mossi dopo il via libero ottenuto dalla procura del tribunale dei minori di Bologna, che ha avuto il permesso dal gip per applicare il provvedimento restrittivo.

Una dozzina di ragazzi, tutti residenti nel Reggiano, sono stati poi segnalati come consumatori di stupefacenti alla prefettura di Reggio Emilia.

È la conclusione, almeno per ora, di un’indagine partita nel novembre scorso, quando i carabinieri di Casina fermano un 15enne con in tasca una dose di marijuana, e scoprono che il venditore è il 17enne ora accusato di spaccio.

A casa del ragazzo, trovano circa quattro grammi di marijuana, divisa in dosi già confezionate, e un bilancino di precisione. Ma soprattutto sequestrano il suo cellulare, per farlo analizzare dai tecnici informatici. E in questo modo, studiando diverse conversazioni, ricostruiscono almeno un centinaio di vendite di piccole quantità di stupefacente, che il 17enne ha fornito a parecchi ragazzi della sua età o anche più piccoli. Tutti questi giovani sono stati rintracciati e interrogati, hanno confermato l’acquisto permettendo ai carabinieri di accumulare prove sul 17enne gestore del commercio.

E di capire quale fosse il linguaggio in codice ideato per organizzare le transazioni tramite telefonino, e senza dare nell’occhio: anche se altre persone avessero visto i messaggi, difficilmente avrebbero potuto capire di cosa si stesse realmente parlando. Tutte le trattative venivano fatte tramite dei sistemi di messaggistica usabili con il cellulare, in particolare Whatsapp e il Messenger di Facebook. E all’apparenza erano dedicate alla scuola.

Qualche esempio? «Domani nell’intervallo riesci a passarmi le 4 pagine di appunti che ti dicevo oggi?», oppure «Ogni capitolo ha 16 pagine, quanti capitoli devo portarti?» e «Lo so, lo so. 4 sono tanti da studiare ma servono a un altro….quindi scrivili bene».

I partecipanti sapevano invece bene come tradurre il tutto. Le pagine erano le bustine di marijuana già confezionate, i capitoli gli euro necessari per chiudere l’affare, e «scrivili bene» era una richiesta di prodotti di qualità. Difficile capire il tutto al primo colpo, le testimonianze degli studenti fermati hanno permesso alla fine di trovare la chiave buona e di imbastire l’accusa.

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