Gazzetta di Reggio

Reggio

l’intervista

«La mia guerra contro storte e verruche»

REGGIO EMILIA. La signora Livia Vitale – una serena “guaritrice di campagna” come è stata definita da Antonella Bartolucci – è arrivata in possesso dei segreti della “segnatura” nel modo più...

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REGGIO EMILIA. La signora Livia Vitale – una serena “guaritrice di campagna” come è stata definita da Antonella Bartolucci – è arrivata in possesso dei segreti della “segnatura” nel modo più singolare e moderno immaginabile. «È stato tramite Internet – racconta l’interessata – Mi sono iscritta a un forum su questa pratica. Segni e parole all’inizio erano per me difficili perché pronunciati con una cadenza simile a un dialetto del Sud d’Italia. Ma ero curiosa e ho continuato sino a quando, a Bondeno di Ferrara, un’anziana si è dichiarata disposta a insegnarmi. Mi ha posto solo una condizione: che quando fosse deceduta non sarei mancata al suo funerale. Così è stato e un paio d’anni più tardi ho appreso giusto in tempo della sua morte per partecipare alle esequie. Sono trascorsi una decina d’anni e io continuo nel mio operare».

Quali i riti che le vengono maggiormente richiesti?

«“Segnare” verruche, storte, il fuoco di sant’Antonio, la paura. Non sono invece preparata ad affrontare il malocchio».

La paura? Cosa significa?

«Ci sono persone ansiose che soffrono di mille paure. Le tranquillizzo con alcune specifiche ritualità».

Da dove e quante le richieste di soccorso?

«Dai luoghi più disparati. Inoltre, sebbene ricordi alla perfezione parole e movimenti da compiere, almeno una volta l’anno cerco di ripetere tutto per non perdere l’abitudine. Non si tratta solo di frasi ma anche dei gesti delle direzioni verso cui li compio, dei cerchi, delle croci che li accompagnano».

In quali momenti della giornata è operativa?

«In modo particolare nelle prime ore del mattino, possibilmente a digiuno. Poi dipende anche dalla posizione assunta dalla luna».

Ha qualche monile che l’accompagna e l’aiuta?

«Personalmente faccio ricordo ad un anello, una “vera” che ho sempre con me». (l.v.)

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