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Rapina ai pastori, pena “limata” a Tarantola

Rapina ai pastori, pena “limata” a Tarantola

Brescello: condannato a tre anni in Appello. Da tempo ai domiciliari, il 37enne presto tornerà libero

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BRESCELLO. Ancora un “passaggio” giudiziario per il pastore 37enne Salvatore Tarantola, stavolta in Appello a Torino per il processo che l’ha visto coimputato (con un’altra persona non del Reggiano) per l’aggressione nell’Astigiano di due pastori rumeni e il furto di 600 pecore avvenuto il 26 settembre 2012 lungo le sponde del Tanaro.

I due pastori rapinati, alle dipendenze di un allevatore di Costigliole d'Asti, stavano dormendo in una roulotte ai bordi di un prato quando i malviventi, dopo averli legati e riempiti di botte, caricarono il gregge su un autotreno. A un certo momento uno dei pastori riuscì a slegarsi e a tentare la fuga, ma venne raggiunto a una gamba da un colpo di pistola. Al mattino il proprietario del gregge, arrivato sul posto, riuscì a liberare i suoi dipendenti, che vennero poi ricoverati in ospedale. Il pastore ferito alla gamba, per alcuni giorni rimase in prognosi riservata.

Difeso dall’avvocato Noris Bucchi, il pastore brescellese – alla sbarra con un’altra persona non del Reggiano – è stato nuovamente assolto dall’accusa più grave (tentato omicidio) ma anche dal porto abusivo d’armi.

In primo grado Tarantola era stato comunque condannato a 4 anni di reclusione per rapina: pena che è rimasta – in Appello – anche se “limata” di un anno.

«Il danno è stato risarcito e sono state concesse le attenuanti generiche al mio assistito – spiega l’avvocato Bucchi – quindi è stata accolta la nostra tesi che si trattasse, in primo grado, di una condanna troppo pesante». Al 37enne è stato attribuito un ruolo marginale con la formula del “concorrente anomalo”: in soldoni, Tarantola quella notte era intenzionato a rubare le pecore, ma non era al corrente del fatto che i complici (una banda di quattro uomini) fossero armati e determinati anche a compiere atti violenti.

Da circa due anni il pastore è agli arresti domiciliari e, complici i benefici di legge, potrà tornare ad essere un uomo libero fra pochi mesi. (t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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