Disturbi dell’apprendimento, boom di casi
Le richieste di “certificazione” in aumento grazie ai progressi della psicologia e delle metodologie didattiche
REGGIO EMILIA. Il Comitato dei cittadini per i diritti umani lancia l'allarme: gli alunni verrebbero sottoposti nelle aule, senza l'autorizzazione dei genitori, a test finalizzati a bollarli come incapaci di apprendere e a discriminarli quasi come handicappati. «C'è una tendenza preoccupante - scrive la Onlus con sede a Milano - a certificare sempre più bambini con test di dubbia scientificità e a somministrare psicofarmaci a migliaia di loro per sedare la loro vivacità. Gli psicologi entrano nelle scuole, osservano gli alunni e fanno poi una relazione o, se autorizzati, stilano una diagnosi». «Non è vero - obietta Luciano Bonacini, dirigente dell'istituto paritario San Vincenzo - che si proceda in questo modo. E' solo la famiglia che, di fronte alle gravi difficoltà scolastiche incontrate dal figlio, può richiedere un esame da parte dei servizi neuropsichiatrici affinché gli sia riconosciuto un disturbo specifico dell'apprendimento. In tal caso, infatti, si prevedono per l'alunno agevolazioni che gli evitano la bocciatura».
Sta di fatto che si registra anche nelle scuole reggiane un aumento sensibile dei Dsa, cioè degli alunni con «disturbi specifici dell'apprendimento», che superano ormai i disabili. Non sono certificati come tali, non avendo veri e propri handicap, ma soffrono di lievi patologie neuropsichiatriche capaci di ostacolare o addirittura impedire l'acquisizione di abilità fondamentali. La più comune è la dislessia, che si manifesta con la difficoltà di lettura ed è spesso associata alla disgrafia, che riguarda la scrittura, e alla disortografia. Vi sono, inoltre, la discalculia (difficoltà nel fare calcoli aritmetici), la disprassia (problematiche motorie) e il deficit d'attenzione. Questi disturbi sono sempre esistiti, ma un tempo non venivano riconosciuti. I dislessici erano disprezzati come asini e ripetutamente bocciati, fin dalla prima elementare. I progressi della psicologia e della pedagogia hanno aperto la strada non solo a diagnosi corrette, ma anche a metodologie didattiche efficaci, supportate negli ultimi tempi dall'impiego di mezzi audiovisivi e informatici, che consentono agli alunni di seguire il percorso scolastico ordinario con il massimo profitto possibile e, perlopiù, senza ripetenze. I cambiamenti decisivi sono recenti. «Il ministero dell'Istruzione - riferisce l'ispettore Luciano Rondanini - vi si è impegnato a fondo dal 2004, sollecitando tramite circolari l'approntamento di strategie volte ad affrontare il problema. Nel 2010 è stata approvata la legge 170, seguita nel 2011 dalle linee guida che obbligano le scuole a stilare, per gli alunni con disturbi specifici dell'apprendimento, piani di studio personalizzati, con prove di verifica adatte a loro e sostenibili con l'uso di strumenti compensativi. I genitori, quindi, sono stati incoraggiati a richiedere per i figli la diagnosi di Dsa, che può essere fatta dai servizi di neuropsichiatria infantile dell'Ausl o da strutture accreditate quali, a Reggio, il centro Arcobaleno. Gli insegnanti, da parte loro, individuano preventivamente i casi sospetti con prove particolari, fra cui un dettato di sedici parole in ordine di difficoltà».
I risultati si vedono da quindici anni con l'aumento costante dei casi riconosciuti di Dsa, fra i quali i maschi sono il doppio delle femmine. Nel 2012 se ne contavano 1525, pari al 2,5%, nelle scuole statali della nostra provincia. Comprendendo anche le scuole paritarie si arrivava a 1606, di cui 516 (1,9%) alle elementari, 648 (4%) alle medie inferiori e 442 (2,1%) alle superiori. Il numero già allora s'avvicinava a quello degli alunni con handicap, certificati e seguiti da docenti di sostegno, che erano 1857 (3,1%), di cui 779 alle elementari (1,9%), 506 (3,2%) alle medie e 572 (2,9%) alle superiori.
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