Molestò la collega al Brico Center, condannato
Sotto accusa pressanti inviti a uscire e palpeggiamenti, in aula il pianto della donna costituitasi parte civile
REGGIO EMILIA. Dall’ottobre scorso il Brico Center, storico negozio del centro commerciale L’Ariosto, ha chiuso i battenti, eppure ieri mattina – in tribunale – si è nuovamente parlato di quel punto-vendita, ma relativamente ai rapporti fra due colleghi, divenuti talmente delicati da sfociare in un processo.
L’accusa per il 27enne Pasquale Pascarella è di molestie sul posto di lavoro in un periodo a cavallo fra il 2009 e il 2011 e il pubblico ministero ritiene l’imputazione provata sulla base dei testimoni sentiti, fra cui anche il padre della 30enne che ha raccontato quanto subìto da sua figlia. Da qui la richiesta di una condanna a 4 mesi di reclusione.
Nello specifico della vicenda entra maggiormente l’avvocatessa Federica Bassissi che tutela la 30enne, costituitasi parte civile. L’ex dipendente del Brico Center è a fianco del suo legale e non riesce a trattenere le lacrime quando l’avvocatessa Bassissi parla di inviti ad uscire pressanti e sempre rifiutati, palpeggiamenti, il disagio provato dalla giovane anche davanti ai clienti: «Una persona possessiva – spiega l’avvocato di parte civile – che non lasciava mai in pace la mia assistita. Una volta l’ha seguita anche nello spogliatoio. La dottoressa che l’ha visitata ha parlato di sindrome da stress, con frequenti incubi notturni a causa di quel disagio crescente».
A tutto ciò ha replicato con una puntigliosa arringa l’avvocato difensore Fulvio Mediani: «Siamo di fronte – ribatte il legale – ad un tipo esuberante, scherzoso, che fischiettava nelle corsie, ma del tutto innocuo. I toccamenti? Nessuno li ha visti, anche la donna delle pulizie ha detto di non aver assistito a nulla. Li tira fuori solo un collega inattendibile, dalla spiccata simpatia per la collega ed altrettanta antipatia per Pascarella. In realtà ha solo toccato le spalle alla collega per insegnarle dei passi di danza. Guarda caso – rimarca – questa denuncia spunta subito dopo che il direttore del negozio ha mostrato alla dipendente la lettera di licenziamento... E’ stata strumentalizzata una situazione lavorativa – conclude il difensore, chiedendo l’assoluzione – a danno di un ragazzo che non ha commesso il reato di cui è accusato». A metà pomeriggio il giudice Stefano Catellani esce dalla camera di consiglio con una sentenza di condanna (un’ammenda di 500 euro), rinviando ad un procedimento civile la determinazione del risarcimento-danni per la 30enne molestata.
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