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Via Tito? A Reggio nessuno vuole abolirla

Luciano Salsi
Via Tito? A Reggio nessuno vuole abolirla

Bocciata la richiesta del Gruppo Magenta. Ma anche gli storici di destra dissentono: i nomi non si toccano

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REGGIO EMILIA. C'è chi vorrebbe cancellare dalla toponomastica reggiana via Tito, che è una laterale di via Fano nella zona artigianale a fianco di via Gorizia. Cesare Antonio Bellentani, capo del gruppo consigliare di centro destra Magenta, aveva argomentato così la sua proposta nella mozione respinta ieri dalla maggioranza nella Sala del Tricolore: «Le milizie del dittatore jugoslavo hanno compiuto i terribili eccidi di tantissimi nostri connazionali giuliano dalmati gettati nelle foibe. Questi martiri sono commemorati nella giornata del ricordo istituita nel 2004 e celebrata il 10 febbraio. L'intitolazione di una strada a Tito è non solo indegna, ma anche offensiva per la memoria di tanti morti, tanto più che a Reggio esiste una via intitolata ai Martiri delle foibe». L'assessore Mirko Tutino gli ha risposto: «La gente ci chiede di asfaltare le strade, non di cambiare loro il nome».

Si fa in realtà fatica a trovare chi è d'accordo con Bellentani fra gli intellettuali e gli storici non solo di sinistra e centro sinistra, ma anche di destra, qual è Luca Tadolini. Il fondatore del Centro studi Italia spiega: «Le strade rappresentano le epoche del nostro passato. Perciò si dovrebbero mantenere le loro intitolazioni. Sono contrario a sopprimerle. Se ne dovrebbero invece aggiungere di nuove, ad esempio con una via dedicata alle vittime del triangolo della morte. Se si fosse sempre agito in questo modo, oggi avremmo anche via Ciano, oltre a via Tito e via Unione Sovietica. Esiste però una sproporzione fra la visibilità delle vie del socialismo reale e la marginalità delle altre. Ai martiri delle foibe dovrebbe essere dato maggiore risalto intitolando loro una strada vera, non quella di un cimitero».
Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico, è drastico: «Non si può andare avanti a cambiare i nomi. Tito ha fatto cose buone e orrende, che sono ormai storicizzate. Se usassimo il criterio proposto, dovremmo abolire anche le intitolazioni a Umberto primo, a Crispi e al generale Cialdini, che fu un massacratore di italiani durante la guerra del brigantaggio». E' dello stesso parere Giannetto Magnanini, autore di saggi sui comunisti reggiani . «Tito - spiega - è stato un grande condottiero della guerra partigiana».

L'avvocato Vainer Burani aggiunge: «Tito ha saputo tenere insieme nella pace un paese composto da popoli con culture e religioni diverse, ha guidato gli jugoslavi nel liberarsi da soli dal nazismo. In quanto alle foibe, si deve ricordare che in occasione del processo per le stragi compiute dai nazisti sul nostro Appennino emerse che l'"armadio della vergogna" era stato occultato per non rivelare i crimini commessi dai fascisti italiani contro le popolazioni slave». Questo, infine, il parere dell'ex-assessore Mauro Del Bue: «Ci sarebbero altri cambiamenti da fare. Io proposi d'intitolare via Crispi a Ferruccio Tagliavini, per continuità con il vicino teatro Valli, e di dedicare il Mercato coperto o la galleria Santa Maria a Giuseppe Menada, presidente delle Ferrovie reggiane, dirigente delle Officine reggiane e podestà. Non si sarebbe dovuta abolire la piazza Cesare Battisti».
 

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