Allarme e rabbia nel parco per i bocconi avvelenati
Una cagnolina uccisa da una polpetta che conteneva antigelo. L’associazione tartufai: «Le autorità devono garantire un territorio sicuro»
VILLA MINOZZO. Un atto criminale e incivile. Solo così si può definire il gesto di chi abbandona bocconi avvelenati nella vegetazione e nei boschi per uccidere “animali nocivi” (ma c’è anche chi parla di gesti di vendetta). E così l’Associazione Tartufai Reggiani lancia un vero grido di allarme, «perché anche nella nostra provincia il fenomeno si sta espandendo».
Così l’associazione ha deciso di scrivere una lettera aperta dopo che un socio è incappato in questi bocconi che ha ucciso il suo cane: «Venerdì scorso è arrivata la conferma che si trattava di un’esca avvelenata, da parte dell’istituto zooprofilattico che ha compiuto le analisi».
La lettera è di Gianfranco Zanotti: «Cosa dire della mia cagnolina: è stata la compagna di tantissime avventure, in cerca di tartufi. Già a pochi mesi di vita mi riempiva la saccoccia di preziosi tuberi bianchi e neri. Mai avrei pensato di trovarla nella sua cuccia priva di forze e dolorante. Poi la corsa dal veterinario, vederla soffrire giorni interminabili, con occhioni arrossati dal dolore che mi guardavano.
Cosa dire di certe persone che lasciano bocconi avvelenati per uccidere lupi, volpi, faine, gatti, considerati animali nocivi, senza pensare o fregandosene che quelle esche possono finire proprio in bocca dei nostri migliori amici. Io abito in un paesino a Case Pelati, nel cuore del parco nazionale, non per questo immune da certi personaggi infami senza scrupoli senza un briciolo di coscienza. A fine gennaio come tutti i giorni facevamo la passeggiata intorno al paese, ma quel giorno un boccone a base di antigelo ha stroncato i reni alla mia Teresa».
A commentare l’amaro sfogo del socio è la stessa Associazione dei Tartufai: «La diagnosi ipotizzata dal veterinario Mattia Campi di Villa Minozzo e poi confermata dalle analisi, ha subito indicato l’avvelenamento come causa della morte del cane. Non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà a Gianfranco auspicando un diretto interessamento delle autorità per vigilare in maniera capillare.
"Nella nostra provincia questi atti meschini e vili sono abbastanza radi e verosimilmente non si tratta di “f aide” tra tartufai, almeno per ora lo sforzo che ci vede impegnati per mantenere il territorio di cerca libero per tutti nel rispetto delle leggi ha evitato invidie e gelosie. L’esempio di altre regioni dove si è favorito la creazione di “riserve di raccolta di tartufo” ha portato a conseguenze disastrose. L’annata eccezionale del 2014 in termini di quantità di tartufo ha fatto lievitare in modo esponenziale il numero di persone che si avvicinano a questo mondo. Regione e Provincia dovrebbero preoccuparsi di come il territorio possa essere fruibile a tutti in maniera democratica e sicura».
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