Dai musei usciranno i “food leaders”
E’ iniziato ieri a Palazzo San Francesco il primo corso di formazione internazionale che culminerà nell’Officucina
REGGIO EMILIA. Nei Musei civici reggiani è entrato in scena, ieri mattina, un nuovo piccolo “tesoro”. Ha infatti preso avvio il primo master di secondo livello in “Food Innovation Program” corso di formazione internazionale destinato a preparare i “Food leaders” del futuro, cioè professionisti abili nel programmare la produzione e la commercializzazione di alimenti, la trasformazione, la distribuzione sul mercato e, ovviamente, la loro preparazione per il consumo. In pratica tutto ciò che serve per rendere gradevole ed efficace il passaggio dalla terra alla tavola. E alla fine, ma solo alla fine, si entrerà in Officucina.
Singolare la sede prescelta per il primo incontro, la sala dell’agorà, dunque una “piazza”, uno spazio aperto al mondo nel quale si sono incontrati allievi e docenti provenienti da nazioni di ogni angolo della terra. Perché tutto questo a Reggio Emilia? «Perché in questa città - ha spiegato il professor Matteo Vignoli che dirige il programma - c’è una felice combinazione fra cultura e sapere pratico, innovazione e tradizione. Basti pensare ai livelli raggiunti dal sistema pedagogico di Reggio Children, alla sofisticata tecnologia che nasce nelle fabbriche di questa zona, alla presenza di un contenitore specifico come Reggio Innovazione che è un incubatoio perfetto per gli attori e gli interpreti della creatività e dell’ingegno. Condizioni uniche e irripetibili in altri territori».
Decisamente significativa anche la titolazione del programma definito “(Re)evolution”, dunque una evoluzione marcatamente reggiana. La paternità del Master è dovuta ad Unimore (Università di Modena e Reggio) oltre che al californiano Institute for the future di Palo Alto e al Future Food Institute di Bologna. Significativi inoltre il patrocinio del Comune di Reggio, della Regione Emilia Romagna e di Export 2015 e ovviamente il sostegno economico della Fondazione Manodori. Tanti infine i partner internazionali coinvolti a cominciare dalle imprese reggiane Nuova Castelli, Coop Nordest, CoopBox e Smeg insieme alle quali compaiono nomi affermati come Barilla, Saclà, Mars, Havi Logistic, Kamer, Laurent-Perrier Italia, Welldone, Angelo Po, Paderno, Moving Wall, Wokline Store, Stilla 3D, Dquid-Io. Per finire con il Google Food Team, Food Tech Connect e Aretè, Food Tank, Food-X e Youth Food Movement Australia.
Ieri mattina dunque nei Musei reggiani, accanto al docente e ai suoi collaboratori, si sono incontrati e conosciuti i fortunati venti giovani laureati arrivati da tutto il mondo. A parte alcuni italiani, fra i quali un reggiano, sono originari di Inghilterra, Congo, Kenya, Zimbawe, Messico, Brasile, Canada e Stati Uniti. Gli eventi cui darà vita questo progetto usciranno anche dalla sede museale e andranno gradualmente ad integrarsi con il territorio.
Il primo incontro esterno è fissato per giovedì in Regione, a Bologna. Venerdì invece, alle 18, sarà i Musei reggiani saranno aperti al pubblico per una discussione con docenti e allievi. Inoltre sabato 28 si svolgerà una trasferta al Centro congressi di Milano. Ma il master dura ben dieci mesi e il gruppo di studiosi sarà impegnato anche nell’ateneo, a Reggio Emilia Innovazioni e in altre sedi cittadine. In avvio di programma sono stati oltre cento i laureati che si sono candidati per partecipare al master ma la selezione è stata severissima.
Il cibo – dice la presentazione del corso – è un linguaggio universale, una espressione culturale che accomuna popoli, industrie, nazioni. L’esperienza umana ruota sull’alimentazione e attorno al sistema del “food” si sono sviluppate strategie per ottimizzarne il ciclo.
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