La "vacca di ferro", il trattore prodotto alle Reggiane sotto occupazione
Un gioiello dell'ingegno: nel gennaio del 1951 nacque il primo R60, ma ne vennero costruiti soltanto due altri esemplari
REGGIO EMILIA. C’è anche “La vacca di ferro” fra i gioielli prodotti dall’ingegno delle officine reggiane che nel Gennaio 1951, nel pieno delle problematiche del dopoguerra e dell’incombenza dei licenziamenti, vollero dar vita, in periodo di occupazione della fabbrica, ad un progetto ambizioso e che partiva da lontano: la costruzione di un trattore agricolo.
Un’idea ambiziosa per quel periodo tanto che avrebbe dovuto sfidare la forte e crescente concorrenza di importanti aziende come la Fiat che allora era forte della sua convenzione con la Federconsorzi. Il momento storico del mercato delle trattrici non era particolarmente felice basti pensare che Om e Motomeccanica avevano dimezzato la produzione anche se le prospettive di mercato erano positive. In Italia si contavano in quegli anni 50mila trattori il 25% dei quali aveva ormai più di 15 anni. I trattori immatricolati in Italia, fra il 1949 ed il 1950, passarono da 3.167 a 5.634 ed il dato era sicuramente molto promettente.
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Il trattore progettato dalle “Reggiane” era una macchina cingolata da 65 Hp che però lasciava ancora perplessa la dirigenza per il suo peso elevato, 72 q.li, ed il costo di 6 milioni di lire. Fattori che per il consiglio di gestione rendevano l’idea già fuori mercato prima della sua concretizzazione.
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“Ma la costruzione del trattore “R60” divenne però il cavallo di battaglia delle maestranze in lotta e del sindacato – spiega Sandro Spreafico nel suo libro “Un’industria, una città. Cinquant’anni alle officine Reggiane” - ed il simbolo che avrebbe dovuto sollevare tra tutta la popolazione della provincia e della regione un’ondata di simpatia ed adesione”.
Nel corso di quell’occupazione furono prodotti 3 esemplari il primo dei quali fu avviato nella notte del 27 gennaio 1951 e per la gioia dei lavoratori fu fatto girare per lo stabilimento svegliando tutto il vicinato. Si chiamava “R 60”, erano già state pensate le forme di promozione pubblicitaria, ma per tutti divenne subito ”la vacca di ferro”.
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