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Riuniti davanti a Birkenau

Riuniti davanti a Birkenau

Riflessione nel luogo di morte poi la partenza per Reggio

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La conclusione del terzo turno del Viaggio, come per le due settimane precedenti, ha visto trovarsi insieme i quasi 350 partecipanti riuniti a Birkenau, di fronte al krematorium 4. Un momento per tutte le ragazzi e i ragazzi per parlare di fronte ai compagni di viaggio, mettere a nudo i pensieri che Auschwitz è inevitabilmente in grado di generare. Anche un atto di coraggio, prendere la parola in un momento simile, e molte persone non si sono tirate indietro. Come Rosalia Splendore, della 5E del liceo Gobetti. «Il sole sorgeva e non si vergognava, non si vergognava di illuminare il globo devastato dall'odio e dalla violenza, non si vergognava di rendere tutto così visibile, palese, eppure per sempre inconcepibile», è la sua riflessione. «Il sole sorgeva e quando arrivava al culmine sulle teste degli uomini aveva il coraggio di regalare la sua luce a delle menti così tanto crudeli, e non si vergognava. Esso non rappresentava più la luce, ma quando sorgeva, simboleggiava l'inizio della sofferenza e dell'umiliazione di migliaia, milioni di ebrei, ma anche di omosessuali, zingari, disabili, gente che semplicemente osava avere idee diverse da quelle del Reich, i cosiddetti “diversi”... ma quanto è soggettiva la diversità?».

Una sua compagna, Mariangela Druidi, usa un’immagine semplice quanto toccante: «Se penso a Auschwitz mi viene in mente il deserto, e per me il deserto significa solitudine e abbandono, come vedere una bambina di pochi anni senza mamma e senza papà. È una disgrazia ingiusta».

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