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Silipo e suo figlio condannati per aver pestato un camionista

Silipo e suo figlio condannati per aver pestato un camionista

GUALTIERI. I guai giudiziari per l’imprenditore edile 45enne Antonio Silipo (d’origine cutrese ma residente da tempo a Cadelbosco Sopra) sembrano davvero non finire mai. Dalla primavera scorsa è...

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GUALTIERI. I guai giudiziari per l’imprenditore edile 45enne Antonio Silipo (d’origine cutrese ma residente da tempo a Cadelbosco Sopra) sembrano davvero non finire mai.

Dalla primavera scorsa è stata un’escalation, con accuse pesanti che vanno dall’usura all’ estorsione, dalle fatture fasulle all’ultimo non indifferente coinvolgimento nell’operazione antimafia “Aemilia” come affiliato (e con un ruolo non secondario) al clan Grande Aracri. Dall’aprile scorso è in carcere e per lui – ma anche per suo figlio Francesco – è arrivata ieri un’ulteriore “tegola” in tribunale a Reggio. Padre e figlio sono stati infatti condannati per quello che l’accusa – rappresentata dal pm Maria Rita Pantani – ha definito un vero e proprio pestaggio nei confronti di un camionista lombardo al culmine di una lite stradale.L’aggressione avvenne il 19 settembre del 2013, alle porte di Santa Vittoria. Il camionista stava percorrendo una via secondaria che immette sulla ex statale 63 e, nello svoltare, aveva notato un camion che lo stava seguendo. A un chilometro dalla rotonda di Santa Vittoria aveva sentito un botto e, pensando che fosse esploso uno dei suoi pneumatici, aveva accostato e si era fermato per scendere e controllare le ruote. L’altro camion lo aveva sorpassato e si era fermato davanti a lui. A bordo c’erano Antonio e Francesco Silipo, assieme a un nipote minorenne del primo. Il lombardo era stato aggredito mentre stava risalendo in cabina. Padre e figlio lo pestarono pesantemente (il camionista riportò la frattura di alcune costole, con una prognosi superiore ai 45 giorni) lasciandolo in una scarpata. Da un vicino chiosco vennero chiamati i carabinieri. Al termine del processo – tenutosi con rito abbreviato – l’imprenditore edile è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, mentre il figlio a 2 anni. L’avvocato difensore Francesco Saggioro ha chiesto le attenuanti, in particolare della provocazione.(t.s.)

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