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Abusi, la Corte vuole sentire la figliastra

Abusi, la Corte vuole sentire la figliastra

Rubiera: da chiarire alcuni aspetti del racconto fatto dall’accusatrice del patrigno, poi la sentenza

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RUBIERA. Una decisione – con il passare delle udienze in tribunale a Reggio – che diventa sempre più delicata e difficile da prendere. In quest’ottica va “letta” la mossa della Corte che non intende emettere la sentenza finché non sarà nuovamente sentita la giovane (ora maggiorenne) che accusa di violenza sessuale il patrigno quando lei aveva 13 anni. La Corte – presieduta da Francesco Caruso – intende sentire l’8 aprile la figliastra per chiarire alcune circostanze: i fatti contestati vanno dall’estate del 2006 a quella del’anno successivo.

Una nuova audizione che, in sede di repliche, è stata ieri auspicata dal pm Maria Rita Pantani (nell’udienza precedente aveva chiesto 8 anni di reclusione per l’imputato ora 54enne) come prova ulteriore che la giovane è credibile: «La conosco – ha rimarcato il pm Pantani – e se l’interrogatorio protetto fosse stato filmato, la sua gestualità nello spiegare i fatti avrebbe tolto ogni dubbio».

Dubbi che, invece, ha sollevato a più riprese ieri l’avvocato difensore Enrico Della Capanna che, con la sua arringa, ha fatto seguito a quanto esposto dall’altro difensore (il legale Helmut Bartolini) nell’udienza precedente, arrivando a chiedere l’assoluzione del suo assistito. Per oltre un’ora l’avvocato Della Capanna ha ripercorso quelle che lui ritiene incongruenze non indifferenti fra quanto racconta la ragazza e ciò che dicono gli altri testimoni (la madre, il padre, il fratellino, la nonna materna). «Riscontri esterni alle parole della ragazza non ve ne sono, solo fatti saputi dalla stessa persona offesa». Ha inoltre sottolineato: «Com’è possibile che un fatto di violenza simile sia rimasto sotto la cenere per 3-4 anni? E com’è possibile che un uomo che si è sempre comportato bene, all’improvviso diventi un mostro?». Infine l’allusione al complotto, al movente economico, per spolpare l’imputato dei suoi risparmi da operaio (sui 300mila euro). «La giovane non ha avuto nessun vantaggio economico da questa vicenda – hanno replicato le avvocatesse di parte civile Stefania Martino e Giulia Dall’Aglio – e quanto ha raccontato è preciso, non c’è una sola contraddizione rispetto a ciò che hanno detto i testimoni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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