Al ristorante, telefono muto per un mese
Vezzano, la proprietaria: «Cavi marci, zero manutenzione». Linea out pure nella ditta del sindaco: «Ecco le privatizzazioni»
VEZZANO. E’ passato più di un mese dalla grande nevitata del 5-6 febbraio, ma c’è ancora chi ha il telefono muto, o se lo è visto riattivare da poche ore. E’ il caso del ristorante “La Bettolina” di Montalto, sulle colline vezzanesi. «In un mese avrò telefonato 30 volte al 191», spiega Alba Sassi, proprietaria del locale e madre di Emanuela e Micaela Mercati, che da un paio d’anni gestiscono il ristorante aperto nel 1970 dal nonno e in seguito mandato avanti dalla madre. «Dal 5 febbraio a ieri pomeriggio il telefono fisso è rimasto staccato, e qui i cellulari prendono male. Ieri è venuto un tecnico e in mezz’ora ha riallacciato il telefono».
Nel frattempo il locale, con il telefono muto, ha perso clienti. «Chi conosce il mio cellulare magari chiama e chiede: ma dove siete finite?», esclama Alba Sassi. La quale ha ben chiaro il problema, peraltro non nuovo. «I cavi sono vecchi o marci, aggrovigliati in mezzo ai rami. Appena torna il maltempo, siamo daccapo. Il guaio è che nessuno fa manutenzione. Mio padre ha aperto il ristorante 45 anni fa, ma i problemi li abbiamo avuti negli ultimi 5-6 anni. Due anni fa sono rimasta senza telefono per 15 giorni e la Telecom mi ha rimborsato una bolletta. Tante altre volte, telefono muto per uno, due, tre giorni. Perché basta un temporale, un colpo di vento. In passato un tecnico mi ha detto che il suo intervento era inutile, se non veniva autorizzato a mettere a posto la linea per davvero. E poi ci sono le tante piante secche, non mie, senza manutenzione. Cade un ramo e il telefono salta».
Il sindaco Mauro Bigi, si è dato da fare per risolvere il problema. «Ha fatto il possibile anche lui. Le mie ragazze hanno mandato una lettera a una associazione di consumatori. Chiediamo il risarcimento dei danni, anche perché noi la Telecom l’abbiamo sempre pagata. Non è giusto lasciare i cittadini isolati, e nemmeno chi ha un’attività come la nostra. Eppure c’è gente che, tutt’oggi, ha ancora il telefono muto».
Il sindaco Bigi ieri ha inviato una lettera di protesta alla stampa, partendo dal black- out Enel conseguente alla nevicata di febbraio. «I cittadini dei nostri Comuni stanno vivendo altri disservizi su servizi fondamentali. Nel mio Comune un ristorante è da settimane senza la linea telefonica, in una zona dove il cellulare non sempre prende. E nonostante le mille telefonate sue, dell’associazione di categoria e negli ultimi giorni anche mie, ancora non è successo nulla». Il tutto si traduce in un «incalcolabile danno economico. E i malcapitati cittadini sono disperati e furiosi. Situazione che condivido, visto che anche nella mia casa-azienda a Casina la linea telefonica non funziona da giovedì mattina! Sette giorni! E per un’azienda come la mia, la cui clientela deve prenotare telefonicamente… E’ un omicidio! E quando sabato sono venuti a ritirare il prodotto, anche il bancomat non funzionava, e naturalmente non avevano contanti o assegni (a proposito di moneta elettronica...)».
Bigi cita poi le Poste e la volontà di chiudere gli uffici periferici. «Queste sono le privatizzazioni in Italia. Del resto è chiaro. Una società per azioni ha come finalità quella di fare legalmente i maggior utili possibili per i propri azionisti».
Quindi, «se mantenere nel tempo un disservizio rende più della sua soluzione, e cioè di fornire il servizio, la scelta sarà inevitabilmente di fornire un disservizio. Tanto più riguardo ai costi di manutenzione. Fatti i calcoli che convenga mantenere una linea obsoleta piuttosto che sostituirla, la si lascia così com’è. Tanto le interruzioni di servizio fino a tre giorni non hanno alcun rimborso e le piccole manutenzioni costeranno meno dell’ammortamento della sostituzione stessa. E così io da oltre 20 anni rimango senza telefono diversi giorni all’anno». E ancora: «Le privatizzazioni nei servizi fondamentali in un regime di monopolio “de facto” hanno fallito. Non solo, ma hanno arricchito pochi a discapito di molti, aumentando l’ingiustizia sociale».
Mauro Grasselli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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