Gazzetta di Reggio

Reggio

I pregiudizi si combattono sui banchi

di Luigi Vinceti
I pregiudizi si combattono sui banchi

E’ la tesi di una ricerca svolta da due docenti di Unimore che fotografa la realtà multietnica della scuola reggiana

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La realtà reggiana è fra le più differenziate, multiculturali e multireligiose d'Italia. Una diversità che può diventare ricchezza se non alimenta le divisioni e in ciò è determinante il ruolo della scuola intesa come ascensore sociale.

Sono alcune delle conclusioni cui è approdato l'incontro svolto ieri mattina nell'aula magna dell'università per la presentazione della ricerca svolta dai due docenti dell'ateneo Loris Vezzali e Dino Giovannini in materia di "Relazioni interetniche a scuola - Combattere il pregiudizio negli adolescenti italiani e immigrati".

Lo studio, frutto di una ricerca durata tre anni dal 2009 al 2012 ha coinvolto 311 studenti di 25 classi di 5 istituti secondari reggiani: Bus Pascal, Filippo Re, Ipsia Lombardini, A. Motti, Scaruffi-Levi-Tricolore. Più in dettaglio ha riguardato 232 italiani (55,7% maschi e 44,3% femmine) e 79 immigrati (51,9% maschi, 48,1% femmine) provenienti da Europa dell'Est (49,2%), Africa (41,3%) ed Asia (9,5%). Le nazioni più rappresentate sono state Marocco (15,4%), Albania (14,1%), Ghana (10,3%) e Ucraina (9%). Le informazioni raccolte e le analisi sviluppate sono state riunite in un volume di 110 pagine (editore Junior) realizzato con il sostegno della Provincia.

Per combattere pregiudizi e discriminazioni - che nascono anche nei confronti di disabili e appartenenti a rom e sinti - occorre agire tempestivamente sin dall'ingresso nella scuola. E' lì che si impostano rapporti positivi fra studenti che si riflettono in tanti fenomeni, compreso il calo dell'abbandono scolastico.

Il libro, utile strumento di conoscenza per insegnanti, genitori, dirigenti, studenti e chiunque abbia interesse o sia coinvolto nei fenomeni dell'immigrazione e dell'integrazione, ha ricevuto il plauso convinto del rettore di Unimore Angelo Andrisano.

«Una conferma - ha sottolineato - dell'importanza di istituire un corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche in probabile dirittura di partenza dall'autunno».

Palese soddisfazione per i risultati raccolti anche dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, dagli assessori comunali Raffaella Curioni (educazione) e Serena Foracchia (città internazionale). Ai loro commenti si sono uniti il direttore del dipartimento di Educazione e Scienze umane Giorgio Zanetti, il docente dell'ateneo di Milano Maurizio Ambrosini. Le fasi di comunicazione e di risposta ai numerosi quesiti saliti da un'ampia platea di studenti ed insegnanti, sono state coordinate da Eleonora Belviso della redazione sociale del Gr1 Rai.

«Agli studenti - ha spiegato il professor Giovannini - sono stati sottoposti questionari cartacei e informatici per ottenere risposte immediate ed istintive. Sono affiorati pregiudizi basati sul luogo di provenienza e sulle ragioni dell'immigrazione. L'indagine ha assunto un carattere prettamente scientifico e dovrebbe essere ripetuta per un ulteriore utile confronto».

«Abbiamo raccolto anche risultati inattesi - ha aggiunto Loris Vezzali - come la difficoltà a trasferire all'esterno gli atteggiamenti amichevoli vissuti fra gli studenti in classe. Il prolungarsi dei contatti facilita comunque l'intreccio delle relazioni e se l'impatto con l'immigrato di colore avviene nel primo anno di studi si crea un legame più semplice che va però coltivato e rafforzato».

In pratica siamo tutti pronti a parlare bene della "tata" o della "badante" che assistono l'anziano nonno o il piccolo nipote, ma facciamo fatica a cancellare i pregiudizi mentali se consideriamo il fenomeno immigratorio nel suo complesso. La scuola può però creare nuovi cittadini capaci di valutare la diversità una fortuna, può dunque diventare un autentico laboratorio culturale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google