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In Val d’Enza 13 minorenni sono vittime di violenza

Martina Riccò
In Val d’Enza 13 minorenni sono vittime di violenza

Il garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza interviene in Commissione Luigi Fadiga: «Un errore etichettare l’area, il fenomeno non è certo circoscritto»

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BIBBIANO (REGGIO EMILIA). Dopo l’episodio sconcertante venuto alla luce in gennaio – quando si è scoperto che una madre aveva costretto la figlia 16enne ad avere rapporti sessuali a pagamento con uomini di ogni età – si torna a parlare di abusi di minori in Val d’Enza. A farlo è Luigi Fadiga, il garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Emilia Romagna, rivelando che nei comuni dell’Unione sono 13 i minorenni, di cui 12 italiani e uno di nazionalità straniera, ad aver subìto violenza. «Ma l’errore più grave – precisa Fadiga – sarebbe etichettare l’area. Il fenomeno, infatti, non è certo circoscritto e in Val d’Enza, semmai, c’è stato il coraggio di denunciare e intervenire, anche grazie alla tempestività dei servizi sociali del territorio, che si sono attivati con l’autorità giudiziaria».

E la reazione delle amministrazioni comunali del territorio di fronte a questi dati non si è fatta attendere. «La nostra prima volontà – commenta Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano e assessore alle Politiche sociali nell’Unione della Val d’Enza – è capire quali possano essere gli strumenti utili per migliorare la risposta a questi fenomeni da parte di una comunità che è rimasta colpita da questi fatti sconcertanti. Anche perché è palese il rischio di vedere una intera zona etichettata, quando invece, come sottolineato anche dal garante, si sono rivelati decisivi proprio la consapevolezza e il coraggio di parlare tra tutti i soggetti coinvolti».

Secondo Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali dell’Unione Val D’Enza, infatti, «è stata molto importante non solo l’attività del gruppo di emergenza che si è attivato a partire da una segnalazione, e che nel giro di una giornata aveva già portato la vicenda all’attenzione della giustizia, ma anche la volontà di proseguire l’ascolto non sempre facile delle giovani vittime, anche dopo aver raccolto un numero apparentemente sufficiente di informazioni».

Proprio per continuare questo efficiente percorso le amministrazioni e i servizi sociali della Val d’Enza vorrebbero creare un centro specialistico sul trattamento dei minori vittima di violenza insieme all’Ausl di Reggio. E l’idea piace anche al garante Fadiga. Come riferito dal garante alla commissione Parità e diritti presieduta da Roberta Mori, infatti, «nel 2014 il mio Ufficio ha affrontato 202 pratiche, e a fronte di 68 bambini o ragazzi la cui vicenda è stata portata alla nostra attenzione dall’autorità giudiziaria, sono state soltanto tre le volte in cui a muoversi è stata la scuola, che pure è l’ambiente maggiormente frequentato dai minori. Questi dati dimostrano che c’è un grosso problema di autoreferenzialità: pur in buona fede, infatti, la maggior parte degli insegnanti è convinta di poter dare da sola risposte ai problemi, ma ciò è impossibile per chiunque. Invece c’è bisogno di rafforzare la rete, a partire dalla interazione tra servizi sociali e aziende sanitarie. E poi bisognerebbe verificare l’ottimizzazione della collocazione dei Centri dei servizi».

Il dato ancora più spaventoso, infatti, è che in Emilia Romagna sembra emergere solo un caso su cinque di violenza sui minori. «Anche davanti a un tema delicatissimo come quello dell’abuso di minori – commenta la presidente della commissione Parità e diritti, Roberta Mori – in Val d’Enza si riscontra una forte capacità di emersione di questi fenomeni odiosi. A cui deve seguire, però, come richiesto dalle stesse istituzioni locali, anche un percorso di accompagnamento che permetta di risolvere ferite profonde che porterebbero inevitabilmente a degli adulti compromessi».

Per tenere fede alle parole spese, sarà presto organizzato in Val d’Enza un incontro pubblico tra la commissione Parità e diritti e i cittadini. «In modo da ascoltare le esigenze e le testimonianze del territorio – conclude la Mori – e condividere azioni di sistema che possano risolvere il problema».

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