Più educazione e meno pregiudizi
Il consistente fenomeno immigratorio determinato da coloro che hanno scelto non da oggi Reggio Emilia come luogo di approdo per cambiare il proprio destino e quello dello loro famiglie pone l’esigenza di individuare chiavi di lettura in grado di farci comprendere come si articolano i processi interculturali dei contesti in cui viviamo. Occorre capire come creare le condizioni di una convivenza caratterizzata da relazioni il cui “l’altro”, l’immigrato, sia non solo accettato, ma accolto a tutti gli effetti nel nostro tessuto formativo, sociale e produttivo.
Queste problematiche ci hanno sollecitato a condurre una ricerca longitudinale (svolta cioè nell’arco di tre anni studiando gli stessi studenti nel loro percorso scolastico) sulle relazioni interetniche a scuola e su come ridurre il pregiudizio negli adolescenti italiani e immigrati. Questa ricerca è solo uno dei tanti prodotti scientifici realizzati dal RIMILab, un centro di ricerca e interventi su relazioni interetniche, multiculturalità e immigrazione del Dipartimento di Educazione e Scienze umane di Unimore, che ha fra i suoi obiettivi quello di fare ricerca scientifica raccordandosi con il territorio e le sue istituzioni, proponendosi come interlocutore capace sia di studiare i cambiamenti sia di suggerire soluzioni operative finalizzate a favorire l’integrazione.
E’ infatti fondamentale che i risultati della ricerca scientifica siano indissolubilmente legati ai piani di azione delle istituzioni locali, che possono e devono avvalersene per creare una vera e propria comunità. E’ quanto avvenuto ad esempio con ricerche promosse dal RIMILab, quali l’indagine condotta nella zona stazione di Reggio Emilia, gli studi con i bambini in vari ordini di scuola e quelli nelle zone del terremoto, le ricerche effettuate all’interno di tre grosse aziende cooperative di Reggio Emilia e nelle piccole e medie imprese della provincia reggiana.
Il contatto fra culture diverse rappresenta il motore dell’innovazione. Per adeguarsi alle esigenze di una società in continuo cambiamento è necessario rendere più agevole l’“educazione degli stranieri” e ridurre i pregiudizi. L’“educazione interculturale” resta uno dei compiti più delicati da affrontare soprattutto da parte della scuola, che può e deve porsi come elemento trainante, dal momento che si caratterizza come contesto di interazione significativo e autorevole agenzia istituzionale di socializzazione. Gli ostacoli non sono pochi, se si tiene conto che noi siamo ancora indietro rispetto ad altri ambienti, come quello anglosassone o francofono, che hanno una più lunga tradizione multiculturale e multietnica rispetto all’Italia. E’fondamentale che le azioni messe in atto dalla scuola procedano di pari passo con l’importante lavoro educativo dell’extra-scuola.
docente di Psicologia sociale di Unimore
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