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La Terra, l'Emilia e la Luna di Vasco Brondi al Fuori Orario

Daniele Valisena
La Terra, l'Emilia e la Luna di Vasco Brondi al Fuori Orario

Il cantante e musicista ferrarese torna sul palco di Taneto."Questi sono i nostri tempi e i nostri posti e sono perfetti per ripartire" 

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GATTATICO. Telegiornali poetici, fototessere di momenti personali e universali. È un mondo piccolo e complesso assieme quello di cui racconta Vasco Brondi. Il cantante e musicista ferrarese, con il suo progetto Le Luci della Centrale Elettrica, venerdì 13 marzo alle 22 farà il suo ritorno al Fuori Orario per portare sul palco il suo “Firmamento Tour”, presentando le canzoni del suo terzo LP “Costellazioni”. “La Terra, l’Emilia, la Luna”: questo il titolo di una delle nuove canzoni dell’emiliano, che nella sua terra ha vissuto, è partito e con cui ha “fatto pace”. Un luogo che è anche un modo di sentire e di stare al mondo: un luogo con cui tutti possono tornare.

Non è la prima volta che passi dal Fuori Orario: quali sono i ricordi che ti legano a questo locale e a Reggio?

“Come musicista credo sia tipo la quinta volta che ci suono e mi sono sempre trovato benissimo. Vedo persone nuove a vedermi altre che le vedo da sette anni e sono passati con me dai ventanni ai trent'anni ed è una cosa molto bella per me”. 

E come ascoltatore?

“Come ascoltatore ricordo uno dei mitici concerti di Natale di Vinicio Capossela, un casino incredibile, è stato bellissimo. Poi sono rimasto a dormire a Taneto perché ormai era mattina”.

Con “Firmamento tour” hai lasciato, almeno in parte, le atmosfere intimistiche delle tue prime esperienze live con le Luci. Come hai vissuto questo passaggio dal palco? E il tuo pubblico è cambiato con te?

“Questo disco è pieno di canzoni che parlano di presente e di futuro adesso che il futuro è una parola con una connotazione quasi negativa. Adesso che viene detto e che è tutto sbagliato, e in crisi sono uscite delle canzoni liberatorie, allegre e disperate. Mi è sempre piaciuta questa cosa dei CCCP, dicevano “la situazione è eccellente”. Questi sono i nostri tempi e i nostri posti e sono perfetti, sono il posto giusto da cui partire. “Costellazioni” è un disco che ha tante strade dentro, una parte acustica, una parte elettronica, una parte elettrica. Per questo tour mi sono immaginato uno spettacolo che tiri fuori il lato più ritmico e distorto di “Costellazioni”, quell’idea di ballare sotto i bombardamenti, un rito liberatorio. La formazione è quella di un trio punk dietro di me,  Federico Dragona de I ministri alla chitarra elettrica - che è stato con me il produttore artistico dell’album - poi Paolo Mongardi che suona anche con ZEUS! e Fuzz Orchestra alla batteria e Matteo Bennici al basso, che suona anche con i Fine Before You Came. È un concerto con un impatto molto forte, abbiamo fatto tantissime prove e dopo tre date funziona già a meraviglia e la risposta di chi ci veniva a sentire è stata entusiasmante. è un concerto da guardare, da ballare, da sentire, uno strano concerto disco-punk”. 

Molti ti identificano come il cantautore emiliano degli anni Zero e successivi: in questo mondo postmoderno, ipercollegato, in cui in due ore si emigra a Berlino e non più a Bologna; in cui si è investiti da un’ondata di suoni e voci completamente diverse, tra spaesamento e stupore, cosa permette a “una voce” di durare, di lasciare qualcosa di duraturo, come una canzone o un disco?

“Andrea Pazienza diceva che bisognava rispettare una sola regola: viscere sul tavolo. Credo che questo contribuisca a rendere le cose eterne. La trasparenza”. 

A proposito di voce: proprio qui in Emilia sembra ormai esploso un modo diverso di dare voce alla musica, vicino al parlato. Da Ferretti a Collini, passando anche per lo Stato Sociale. C’è un qualcosa che vi accomuna in questa scelta espressiva? Ha a che fare con un comune background culturale e musicale?

“Non ne ho idea, può essere”. 

L’Emilia è un punto fisso nei tuoi testi e, credo, anche nel tuo orizzonte di vita. Come si è spostato questo orizzonte in questi anni di Luci? 

“Per scrivere Costellazioni ho avuto la possibilità di fermarmi, di non suonare per un paio di anni, di viaggiare moltissimo e da solo. Poi sono tornato a Ferrara e solo lì ho iniziato a scrivere. Mi sono accorto che quel posto, quella provincia per me resta un magnete fortissimo e allo stesso tempo una forza respingente impressionante. Non è ovviamente solo la città, sono i rapporti, i ricordi, tante cose. Avere avuto e avere costantemente la possibilità di andarmene e di tornarci mi ha anche fatto fare pace. Poter andare a stare a New York mi ha fatto stare benissimo ma mi ha anche fatto ridimensionare New York e ogni altrove. Mi ha fatto capire che ogni posto va bene”.

Nel tuo album le citazioni e gli omaggi, i riferimenti a grandi band sono evidenti, quando non espressi direttamente. Da cosa nasce questa scelta?

“Le canzoni possono essere storie intime che hanno come colonna sonora il presente, questo è quello che mi interessa. Le parole che ho attorno, quello che dicono i passanti, le canzoni che ascolto, i film che guardo, le conversazioni con i miei amici. Alla fine sono tutte citazioni ma ci si accorge solo di quelle più conosciute. Mi piace l’idea di fare canzoni che parlano di storia e geografia che di musica. L’idea di scrivere fototessere di momenti personali e universali o almeno nazionali. Telegiornali poetici. In generale le cose che mi interessano e influenzano di più sono quelle che riescono ad essere profonde e popolari allo stesso tempo, quelle per me sono le opere d’arte perfette. Nelle canzoni uso le parole come i primi gruppi industrial usavano i materiali della realtà e del lavoro per fare musica. Prendo parole e modi dire comuni che normalmente servono per comunicare, per scambiarsi informazioni, per insultare, nel momento in cui entrano in una canzone hanno tutta un'altra vita, ci spiegano qualcosa del presente. Penso ai Compro oro o alla deriva economica per esempio”.    

Consigli per l’ascolto ai reggiani? C’è qualche album p progetto che ti è piaciuto particolarmente negli ultimi mesi tra Italia e mondo? 

“Mi piace molto Maria Antonietta che ho invitato ad aprire un po’ di concerti in quest'anno di tour. Così come anche Niccolò Carnesi. Mi piace molto anche il primo EP di Lucio Corsi uscito da poco. In generale quest'anno ho amato moltissimo in disco di Damon Albarn e quello di Sharon Van Hetten e di Stromae”.

 

 

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