Crisi del Mercatone Uno, a rischio 4mila lavoratori
Sono le cifre evidenziate dal summit sul caso tenutosi a Roma In Emilia Romagna quasi mille lavoratori nel limbo, si spera in un compratore
RUBIERA. Ancora incertezze sul futuro dei lavoratori del punto vendita rubierese del Mercatone Uno. Non si è ancora rischiarata la situazione dei dipendenti, coinvolti come tutto il resto del grande gruppo in una forte crisi aziendale, ufficializzata a gennaio dalla richiesta della proprietà di avviare le pratiche per il concordato preventivo.
Giovedì a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, è nato ufficialmente un tavolo nazionale sul tema, richiesto dalla Regione Emilia Romagna, dove il gruppo ha sede ufficiale, a Imola, ed è fortemente radicato, con ben 17 punti vendita da Piacenza a Rimini e quasi mille dipendenti. A cui aggiungere le numerose aziende locali che vivono sull’indotto generato dalla presenza dei vari marchi del Mercatone Uno. In tutta Italia, i lavoratori sono oltre 4mila, e quindi la preoccupazione è condivisa in parecchie regioni, in particolare Piemonte, Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Lazio. Al tavolo hanno partecipato rappresentanti di questi enti, la direzione aziendale e delegazioni dei sindacati di categoria, nazionali e locali. La prossima riunione, ha annunciato l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, si terrà il primo aprile, quando «saranno prese in esame tutte le manifestazioni di interesse, che in ogni caso dovranno essere valutate dal commissario giudiziale e dal tribunale».
Già, perché i potenziali acquirenti per il marchio e la rete commerciale non mancano, e nella nuova settimana il tribunale fallimentare di Bologna analizzerà le prime proposte, che riguardano acquisizioni parziali. È chiaro però che difficilmente l’attuale strutturazione, sia come negozi che come dipendenti, potrà rimanere stabile, sia che si proceda col piano aziendale del concordato preventivo, sia che Mercatone Uno venga acquisito.
E i primi a rischiare sono i lavoratori, sinora in un limbo fatto di pochissime notizie certe. Il punto vendita di Rubiera, attivo da parecchi decenni, rimane uno dei più produttivi e di sicuro non sarebbe il primo a rischio di taglio, in caso si arrivasse a delle chiusure. Ma neppure qui vi sono garanzie, e ancora meno sul destino delle maestranze, che con una riorganizzazione complessiva saranno purtroppo destinati ad altre incertezze. In altre zone, la situazione è già più critica.
Il tribunale di Bologna ha ordinato un forte piano di svendite e liquidazioni in ben 34 negozi, quelli considerati a maggior rischio secondo il piano elaborato dall’azienda. Rubiera non compare in questa lista, ma è comunque difficile mantenere la serenità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
