Ndrangheta, duro scontro tra giudici e avvocati
La Camera penale: Operazione Aemilia, è gogna mediatica. La replica dell'Anm: noi con la schiena dritta, avanti così
BOLOGNA. La sezione Anm dell'Emilia-Romagna «rassicura i cittadini che i magistrati di questa regione hanno la "schiena ben dritta" e non si faranno influenzare da nessuno. Il loro lavoro quotidiano dimostra come le decisioni non siano permeabili a 'rumorì mediatici di sorta».
È un passaggio di una nota con cui Ornella D'Orazi, presidente della giunta distrettuale dell'associazione nazionale magistrati dell'Emilia Romagna, risponde ad una delibera della Camera penale di Bologna. Nella delibera si critica tra l'altro la pubblicazione sui giornali di atti di indagine dell'inchiesta 'Aemilià della Dda, come le intercettazioni telefoniche, e i programmi con l'intervento di testimoni o magistrati, dedicati alla ricostruzione di fatti ed accuse «non ancora sottoposti ad un vaglio processuale».
Secondo la Camera Penale «il processo è già avvenuto fuori dalle aule del Tribunale, e questo non può che conformarsi ad un giudizio pubblico posto in essere unilateralmente senza la partecipazione della difesa, al di fuori del modello legale di processo che prevede ed impone un approfondito contradditorio tra le parti».
Ma l'Anm, oltre a rassicurare sui giudici, replica facendo notare che «le risposte date dal tribunale del Riesame che ha parzialmente accolto le impugnazioni degli indagati sono l'ennesima conferma dell'autonomia della magistratura bolognese rispetto ai condizionamenti paventati dalla Camera penale e smentiscono con i fatti il comunicato degli avvocati».
L'Anm, premette la nota, «non può che ribadire con fermezza il ruolo insostituibile della funzione di difesa, a tutela del diritto inviolabile di ogni cittadino e l'assoluta impermeabilità da parte dei giudici da qualsiasi condizionamento nello svolgimento della funzione giurisdizionale, esercitata sempre in piena autonomia e indipendenza, nel luogo a ciò deputato nel quale le funzioni del giudicare e del difendere trovano la loro massima e naturale espressione, allo scopo comune di realizzare insieme - nella necessaria dialettica processuale - l'interesse superiore dei cittadini e dello Stato».
La Camera penale, prosegue, «dimentica forse che da molti anni i processi penali si discutono sui mezzi d'informazione, condizionando l'opinione pubblica e che al processo mediatico partecipano da tempo molti studi legali organizzati con veri e propri uffici stampa».
Mentre i magistrati «nei rapporti con la stampa e i mezzi di comunicazione si attengono a rigorose regole deontologiche e disciplinari che li escludono dai contatti con i media». Rispetto poi alla preoccupazione che la diffusione di contenuti dell'ordinanza del Gip «possa influenzare e condizionare i giudici», questa è «davvero singolare per una associazione che ha dimostrato di non tenere in considerazione l'autonomia dei giudici, bene supremo dello Stato che va tutelato a garanzia dei cittadini sempre e comunque.
Analoghe preoccupazioni - rileva l'Anm - non sono state infatti espresse dalla Camera penale a proposito della legge sulla responsabilità civile dei giudici che, nel consentire un vaglio successivo alla valutazione della prova operata dal giudice, rischia di condizionarne il libero convincimento».
E il «compiacimento dichiarato della Camera penale» rispetto a tale legge «dimostra quanto le preoccupazioni della Camera penale non siano reali».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
