Aemilia, scontro sulla giustizia
Avvocati contro toghe: «Sfruttate la stampa prima dei processi». I magistrati: «Schiena dritta»
REGGIO EMILIA. È scontro frontale sulla ‘ndrangheta. Avvocati contro magistrati. Un duro faccia a faccia, esploso dopo una delibera assunta a Bologna dalla giunta dell’Unione Camere penali, nella quale l’associazione degli avvocati penalisti critica apertamente il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, e il rapporto della magistratura con gli organi di stampa. Proprio Roberti, nella relazione annuale al Senato, aveva definito l’Emilia una terra di mafia.
Parole che, secondo gli avvocati, unite al risalto dato dagli organi di stampa all’operazione Aemilia – in particolare con la pubblicazione degli atti di indagine, tra i quali le intercettazioni – sanciscono «la superfluità del processo, delegittimandolo, e sostituendo il luogo del giudizio da quello normativamente previsto, il Tribunale, a quello popolare, i mezzi di informazione». Per i penalisti, un meccanismo che «delegittima la funzione difensiva, costituzionalmente sancita come diritto inviolabile nel processo, ritenuta inutile all’accertamento della verità, che diventa ed è solo quella degli inquirenti prontamente comunicata esaltata attraverso gli organi di informazione».
Non solo. Con l’audizione di Roberti al Senato, «l’organo dell’accusa, prima ancora che sia iniziato il processo che dovrebbe accertare la fondatezza delle accuse, accredita pubblicamente gli esiti delle proprie indagini come la verità, per cui è già certo, già acclarato, già indiscutibile quanto invece deve essere sottoposto nel contradditorio tra le parti, e dunque con la presenza anche della difesa, al vaglio del giudice e all’esito del processo». Un attacco al quale non si è fatta attendere la replica delle toghe. La sezione dell’Anm Emilia-Romagna, infatti, attraverso la presidente, Ornella D’Orazi, ha diffuso una nota in cui «rassicura i cittadini che i magistrati di questa regione hanno la “schiena ben dritta” e non si faranno influenzare da nessuno. Il loro lavoro quotidiano dimostra come le decisioni non siano permeabili a “rumori” mediatici di sorta».
Oltre a rassicurare sui giudici, infatti, l’Anm replica facendo anche notare che «le risposte date dal tribunale del Riesame, che ha parzialmente accolto le impugnazioni degli indagati, sono l’ennesima conferma dell’autonomia della magistratura bolognese rispetto ai condizionamenti paventati».
Decisioni che «smentiscono con i fatti il comunicato degli avvocati». Dall’associazione dei magistrati, inoltre, ribadiscono «con fermezza il ruolo insostituibile della funzione di difesa e l’assoluta impermeabilità da parte dei giudici da qualsiasi condizionamento nello svolgimento della funzione giurisdizionale, esercitata sempre in piena autonomia e indipendenza». Ma, sui rapporti con la stampa, le toghe passano al contrattacco, notando come la Camera penale «dimentica forse che da molti anni i processi penali si discutono sui mezzi d'informazione, condizionando l’opinione pubblica e che al processo mediatico partecipano da tempo molti studi legali organizzati con veri e propri uffici stampa». I magistrati, al contrario, «nei rapporti con la stampa e i mezzi di comunicazione si attengono a rigorose regole deontologiche e disciplinari che li escludono dai contatti con i media». (e.spa.)
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