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Delrio furente, ora è pronto a revocare la medaglia

di Chiara Cabassa
Delrio furente, ora è pronto a revocare la medaglia

Dopo le polemiche sul riconoscimento assegnato al repubblichino Paride Mori il sottosegretario annuncia: lunedì la commissione riesaminerà i documenti

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REGGIO EMILIA. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio esprime “disappunto e irritazione” ma soprattutto si dice “determinato a capire come si è mossa la commissione”. Quella commissione che ha tirato fuori dal cappello il nome del repubblichino Paride Mori, insignito il 10 febbraio scorso dallo stesso Delrio della medaglia commemorativa e della pergamena, consegnata ai figli, con l’iscrizione “in riconoscimento del sacrificio offerto alla Patria”.

In realtà, secondo quanto ricostruito da Repubblica Bologna, Paride Mori era un ufficiale parmense del Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini”, reparto dapprima aggregato alle “Waffen SS” e successivamente nell’esercito della Repubblica di Salò. E morì durante uno scontro a fuoco con i partigiani il 18 febbraio del 1944.

Una sessantina i riconoscimenti consegnati il 10 febbraio scorso nel giorno del ricordo istituito con una legge del 2004 nella quale si prevede che una commissione tecnica, ogni anno, dopo avere vagliato le istanze presentate dai familiari con un atto notorio accompagnato da documentazioni e testimonianze, decida chi premiare.

Il sottosegretario Graziano Delrio ha dato mandato per un approfondimento sul lavoro della commissione che sarà riunita già lunedì prossimo per riesaminare l’istruttoria. Dopo che, domenica sera, Delrio aveva affidato il suo disappunto ad un tweet: “Se la commissione che ha vagliato centinaia di domande ha valutato erroneamente, il riconoscimento dovrà essere revocato #giornataricordo”.

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Ma da chi è formata la commissione tecnica e in quale tipologia devono rientrare i “casi” candidati a ricevere i riconoscimenti? Della commissione, costituita presso la presidenza del Consiglio, fanno parte dieci membri: un rappresentante della presidenza del Consiglio che è un militare, quattro delle armi dei carabinieri, aeronautica, marina, esercito, uno del Ministero degli Interni, due rappresentanti del Comitato per onoranze ai Caduti delle foibe, un esperto dell’Istituto regionale istriano, fiumano, dalmata di Trieste, un esperto della Federazione delle associazioni degli esuli di Istria, Fiume, Dalmazia.

Quanto alla legge istituita il 30 marzo 2004 che istituiva il giorno del ricordo, si legge che il riconoscimento può essere concesso «al coniuge superstito, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti fino al sesto grado di coloro che, dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale, sono stati soppressi o infoibati... Agli infoibati sono assimilati gli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati... Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati soppressi nelle stesse zone mentre facevano volontraiamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia”. E dopo le associazioni di Parma e di Bologna, interviene anche l’Anpi reggiana. «Non siamo al corrente della vicenda - precisa Antonio Zambonelli -. In ogni caso questa medaglia, essendo stata data a un fascista combattente, è da ritirare. L’Anpi resta in attesa di capire come si sia arrivati a questo equivoco o gaffe che sia».

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