L’ultimo reintegro prima del Job’s Act è del Credem
E’ una sentenza che farà certamente discutere chi si oppone al “jobs act” quella formulata dal giudice Giuseppe Coscioni della sezione lavoro del tribunale ordinario di Parma
REGGIO EMILIA. E’ una sentenza che farà certamente discutere chi si oppone al “jobs act” quella formulata dal giudice Giuseppe Coscioni della sezione lavoro del tribunale ordinario di Parma a favore di un dipendente milanese dell’istituto bancario reggiano Credem. Il magistrato ha infatti deciso che un impiegato (A.T. 46 anni), licenziato per un numero eccessivo di assenze per motivi di salute, sia riammesso nel posto che occupava.
La vicenda è iniziata tre anni e mezzo anni fa quando una delle tre agenzie di Lodi dell’istituto di credito venne chiusa e l’impiegato trasferito in una filiale posta sull’Appennino fra Parma e Reggio a circa 140 chilometri da casa (280 fra andata e ritorno).
Purtroppo il poveretto, che era responsabile dello sviluppo, lamentava una invalidità fisica per le conseguenze di un incidente stradale e si è ammalato e ha cominciato a disertare l’ufficio per un malanno che il perito chiamato dal tribunale ha definito: “disturbo dell’adattamento con ansia ed umore depresso, cronico, con gravità tra moderata e grave” che nemmeno le cure cui si è sottoposto al Policlinico di Milano sono valse ad eliminare.
Le sue spiegazioni non sono state però accettate dalla banca che prima ha ridotto le sue mansioni poi, nel novembre del 2011, lo ha licenziato perché “le assenze fatte registrare devono ritenersi ingiustificate” per vari motivi compresa “l’evidente incongruenza tra la durata complessiva dell’assenza e la natura della patologia, considerate le terapie praticate”.
L’uomo si è allora rivolto al sindacato Fabi, al quale era iscritto, che gli ha assicurato tutela con due avvocati di Lodi e di Parma che hanno presentato istanza per il suo reintegro ritenendo il licenziamento come l’ultimo gesto di una condotta “mobbizzante”.
Il giudice ha dunque accettato le loro tesi e dichiarato l’illegittimità del licenziamento condannando il Credem a corrispondere al bancario tutte le mensilità che avrebbe dovuto percepire dalla fine del 2011 sino all’effettivo reinserimento nel posto di lavoro. In pratica circa 200 mila euro al lordo delle tasse. Prima de licenziamento l’impiegato aveva impugnato il trasferimento in una sede così disagiata. Ora si vedrà quali compiti gli verranno assegnati. La sentenza, come accennavamo, non mancherà di suscitare commenti poiché risolve una vertenza basandosi sulle norme precedenti all’introduzione del nuovo regolamento del lavoro. Il Credem ha intanto prennunciato appello. (l.v.)
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