Diminuisce la produzione ma i prezzi restano deboli
REGGIO EMILIA. Si rianima un poco l’ambiente del Parmigiano Reggiano. L’invito dei vertici consortili a ridurre la produzione del nostro tipico formaggio per cercare di far rialzare le quotazioni è...
REGGIO EMILIA. Si rianima un poco l’ambiente del Parmigiano Reggiano. L’invito dei vertici consortili a ridurre la produzione del nostro tipico formaggio per cercare di far rialzare le quotazioni è stato accolto, sia pur con qualche disagio, dalla maggior parte degli operatori del settore e sta dando qualche frutto. Fra la fine del 2014 e l’inizio di quest’anno sono scesi, in quattro delle cinque province del comprensorio, i quantitativi di formaggio prodotto. La contrazione mensile a dicembre era stata pari a meno 0,7% ma a gennaio la discesa è stata pari all’1,7. La riduzione più drastica è avvenuta nella nostra provincia con un calo delle forme del 4,8%: erano state 91.894 nel gennaio 2014 sono scese a 87.472 nello stesso mese del 2015. Più lieve la contrazione di Bologna (- 2.4%) e Parma (- 1,9%) e addirittura impercettibile a Mantova (- 0,1%). Solo Modena è andata controcorrente e le forme prodotte oltre Secchia nel primo mese dell’anno sono cresciute del 2,9%. In parallelo con questa pur limitata contrazione è avvenuto un lieve recupero dei prezzi all’origine con un ritocco al rialzo verificato soprattutto a metà febbraio e nella prima settimana di marzo. Sono stati 27 i contratti pubblicati dalle sezioni provinciali in tale periodo. Resta però ancora debole il prezzo medio: 7,55 euro il chilogrammo. Tanto che molti produttori di latte destinato a Parmigiano Reggiano vivono momenti di apprensione. Anche perché purtroppo nel frattempo le giacenze sono lievitate. A fine gennaio nei magazzini generali sottoposti a controllo i volumi stoccati erano superiori allo stesso mese dell’anno precedente del 4,2%. Se addirittura si contano solo le scorte con oltre 18 mesi di stagionatura la variazione raggiunge il + 6,4 per cento.
E veniamo ai consumi registrati dai centri di rilevamento. Nel 2014 gli acquisti nei punti di vendita della distribuzione moderna si sono fermati ad un volume inferiore dell’1,6%. Ancora in calo la domanda di punte confezionate nel punto vendita o acquistate a banco mentre rimane positiva la tendenza agli acquisti di pezzi preconfezionati, di prodotto grattugiato e di altri formati a più elevato contenuto di servizio. La distribuzione per aree indica una contrazione concentrata nel Centro e nel Mezzogiorno d’Italia a fronte della ripresa che ha interessato le regioni settentrionali e in particolare quelle del Nord Est. Esiti confortanti quelli che riguardano l’export. Nei primi 11 mesi del 2014 sono salite del 5,1% le commercializzazioni dirette verso i Paesi della Ue e ancora di più ( 9,7%) quelle verso l’Asia nonostante il segno negativo del mercato giapponese (- 4,8%). Pesano i rallentamenti della domanda nell’area del Nord America (- 6,7%) e del Canada (- 6,0%) oltre a quelli che sono dovuti al blocco delle importazioni della Russia. (l.v.)
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