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È morto a 72 anni “Vigno”, pioniere del cicloturismo

È morto a 72 anni “Vigno”, pioniere del cicloturismo

Reggio Emilia, Giancarlo Vignali aveva lavorato come infermiere al Santa Maria Nuova. Una volta in pensione, aveva fondato lo storico gruppo “Panificio Davoli”

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REGGIO EMILIA. Si è spento nella notte tra lunedì e ieri, all’età di 72 anni, Giancarlo Vignali, pioniere reggiano del cicloturismo. Nato nel quartiere del Gattaglio nel 1942, Vignali ha lavorato come infermiere all’ospedale di Reggio fino all’età di cinquant’anni, coltivando però sempre la passione della bicicletta. Una volta in pensione, poi, ha potuto dedicarsi totalmente alle sue amate due ruote, coinvolgendo decine e decine di persone nelle sue pedalate.

«I suoi amici lo prendevano in giro e gli dicevano che l’anno prima di andare in pensione aveva passato più ore in sella alla sua bicicletta rispetto a quelle passate al lavoro», ricorda l’amico Claudio Corsini. «La scomparsa del “Vigno” – prosegue – ha toccato nel profondo moltissimi reggiani, in quanto lui è stato il più noto ciclista della città e un punto di riferimento per tutti quelli che amano le due ruote. Non solo 50 anni fa aveva fondato, insieme ad altri amici, lo storico gruppo ciclistico che ora si chiama “Panificio Davoli”, ma è riuscito a trasmettere la sua passione a tantissime persone.

"Il “Vigno” era un vero aggregatore: si mescolava a tutti i gruppi, partecipava a tutte le iniziative che avessero come fattore comune una pedalata, meglio se molto lunga, organizzava lui stesso giri in montagna. E anche se era capace di andare più forte del più forte – racconta Corsini – spesso pedalava lentamente per stare al passo di chi era meno preparato per poterlo coinvolgere lo stesso e non escludere mai nessuno».

Vignali ha percorso tutte le strade d’Italia e molte d’Europa, pedalando insieme a parecchi reggiani, adattandosi ad ogni gruppo per la gioia di condividere una pedalata in compagnia. «Al di là della competizione – prosegue Corsini – l’unica cosa che contava, per lui, era prendere la bicicletta in modo serio.

È stato tra i primi a Reggio ad avviarsi verso le lunghe distanze (come Reggio-Stelvio, Reggio-Tre cime di Lavaredo) unendo potenza, resistenza e meticolosità nella preparazione. Insieme a me ha corso la Parigi-Brest-Parigi, lunga 1250 chilometri. Insieme a tanti altri reggiani ha partecipato alle corse del Nord Europa, insegnandoci a uscire dalla solita Reggio-Casina.

Amava così tanto la bicicletta – continua – che, una volta in pensione, aveva iniziato a fare il “volontario” in un negozio di biciclette del centro: dava consigli alla gente, vendeva le bici in base alle effettive esigenze. E poi, ogni giovedì, proponeva un’uscita in Appennino: si andava al Cerreto, al Lagastrello, al passo delle Radici, al Corniglio e poi ci si fermava a mangiare tutti insieme al ristorante. Mancherà tantissimo a tutti». «Lo conoscevo da 50 anni – racconta, commosso, l’amico Dante Davoli – e per me è una perdita indicibile».

I due, subito dopo aver fondato il gruppo ciclistico Panificio Davoli, erano riusciti a farsi sponsorizzare dall’Ignis Elettrodomestici di Varese: la ditta dava al gruppo attrezzature e maglie a patto che i reggiani andassero ogni anno in giro per l’Italia. Giancarlo Vignali – i cui funerali non sono ancora stati fissati – lascia la moglie Bruna, il figlio Mauro, la figlia Stefania e gli amati nipoti. (m.r.)

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